Nuda veritas
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I figli non sono le nostre propaggini

Quante volte ho creduto che i miei figli, in quanto generati e cresciuti da me, avrebbero dovuto assomigliarmi.

E in questo assomigliarmi non sottintendevo solo gli occhi grigi, i riccioli da Medusa e i piedi da troll (che sono felice di non aver trasmesso), ma immaginavo dei cloni di me stessa replicata ed edulcorata dei miei difetti.

Immaginavo passioni condivise, interessi comuni e la saggezza di non prenderli mai troppo sul serio.

Fin da piccola sono stata una bestiolina curiosa, sanguigna e focosa. Più di una volta mi sono gettata tra le fauci del mio entusiasmo. Un entusiasmo che spesso mi ha portato a travisare la realtà e a vederla non per quella che era, ma per quella che avrei voluto che fosse.

Amori, lavori, amicizie passate dal cardiopalma al broncospasmo nel lasso di tempo di uno starnuto.

E rimanevo poi senza fiato, con una sensazione di vuoto e di aver disperso inutilmente una parte di me in cose e persone sbagliate. Perché è vero che tutto è esperienza, ma a volte se ne potrebbe anche fare a meno, di tutto questo fardello.

Oggi ho sentito sulla pelle quanto fosse folle e dannoso cercare di preservare i miei figli dalle delusioni potenziali. Non è detto che ciò che è capitato a me si replichi in loro. I figli non sono dei germogli e nemmeno delle propaggini delle nostre vite.

Brita, non appena acquisita la facoltà di muoversi, ha iniziato a ballare. Balla sempre. Balla ovunque. Balla anche quando non balla e la musica non c’è. Mi sono sempre opposta con fermezza alla sua richiesta di frequentare una scuola di danza. Troppo costoso, troppo impegnativo, troppo…boh. Solo oggi ho capito che dietro a quel NO c’erano le mie aspettative deluse, la mia frustrazione. Tutta roba che si agitava nella mia pancia e che era partorita dal mio passato.

Complice una sua amichetta dell’asilo, mi sono convinta a portarla a fare una lezione di prova. La notte precedente non ha dormito dall’emozione. E nemmeno io. Si è svegliata raggiante, ansiosa per il tempo che non passa mai quando aspetti qualcosa di bello. Le veniva quasi da piangere dall’entusiasmo quando è entrata nella sala rosa, con immagini di ballerine in tutù e punte. Si guadava intorno in un muto e reverenziale stupore.

La sua amica l’ha presa per mano e l’ha fatta entrare nella stanza dove si svolge la lezione. Sulla porta mi ha trafitto il cuore con i suoi occhioni azzurrissimi, dilatati in un sorriso di stupore e timore.

Sono rimasta fuori ad aspettarla. In una bolla temporale passata a ruminare questi pensieri. E poi lei è uscita. Non mi ha detto nulla.

Mi ha guardata. Brillava di felicità. Ha corso e mi è saltata in braccio. Mi ha strizzato forte. Si è scostata appena per riuscire a guardarmi negli occhi. Mi ha preso il viso tra le sue manine e mi ha sussurrato solo g r a z i e.

E io avrei solo voluto chiederle scusa. Scusa, per non aver capito subito quanto quella passione fosse forte. Scusa, per aver dimenticato che l’essere madre è essere la mano che l’accompagnerà per la sua strada, non la corda che la legherà ai miei desideri svaniti e alle mie frustrazioni.

Una volta pensavo che sarebbe stato bello che i miei figli mi somigliassero. Oggi li guardo e vedo delle persone autonome, seppure piccole. Ognuno con le proprie idee e le proprie passioni. E capisco quanto fosse limitata e limitante questa mia visione dell’Amore.

i figli non sono propaggini

57 Commenti

  1. è meraviglioso quello che scrivi. Non importa quanto tempo ci vuole per accorgerci di certe cose, l’importante è vederle e cambiare rotta. E sopratutto ammirare quanto può essere bello quel cambiamento! Mi hai commossa.
    un abbraccio

  2. Grazie. Grazie per il tuo blog, ogni post che leggo mi emoziona e/o mi fa ridere di gusto e capisco che la felicità, quella vera, esiste. Mi dai speranza. I tuoi figli sono fortunati.

  3. Racconti Fotografici Libera Photografia dice

    Grandiosa.. Semplicemente grandiosa. L’errore che tu denunci lo hanno fatto in moltissimi ed e’ pericoloso.. C’e’ chi e’ diventato il clone del proprio genitore senza che mai gli venisse insegnato ad essere se’ stesso e ad amarsi per come si e’. <3 <3 <3

  4. ElleBi dice

    questo è anche il mio terrore: essere troppo testarda e psicorigida per andare contro le mie idee e assecondare quelle di mia figlia. Pensavo di avere ancora del tempo e invece a nemmeno due anni capisco che ha i suoi gusti e le sue preferenze… aiuto! 😀

  5. Hai mai letto cosa scrive Gibran al proposito? Perché il discorso, bene o male, è quello =) e anch’io, da figlio, lo condivido in pieno.
    E mi ritrovo sin troppo spesso davanti a “muri” che non lo capiscono, essendo volontario di Intercultura, un’organizzazione che mi porta a confrontarmi con adolescenti sognatori determinati, e genitori talvolta troppo ciechi per capire che la cosa migliore da fare è lasciar loro spiegare le ali.

    • Da genitore ti posso dire che non è facile. Abbiamo la testa piena di modelli e capire che non ne esiste uno unico e perfetto, non è così semplice 😉 L’intercultura è una fantastica modalità di vivere

  6. Sappi però che il suo “Brillava di felicità” lo deve un pò anche a te… se non le avessi fatto capire con il tuo “no” iniziale non avrebbe capito l’importanza…. in figli son respiri che mandiamo le mondo, ma prima di lasciarli andare li teniamo un pò con noi :*

  7. L’unica cosa che ho trasmesso a mio figlio in 19 anni (imposto, per dire il vero) è la fede calcistica. Per il resto, zero totale: Io appassionato di auto, lui non riconoscerebbe una Panda da una Yaris, io appassionato di Depeche Mode e musica metal mentre lui ascolta solo robe strane. A parte questo credo sia migliore di me, fortunatamente non sono sempre uguali a noi.

  8. ericagazzoldi dice

    Temo che in un errore del genere (proiettare se stessi sui figli) rischino d’incappare tutti i genitori. I migliori sono quelli che se ne accorgono in tempo. 😉

  9. Anche io con la mia Dudi, stessa cosa… L’ho iscritta a danza. E lei trasborda di felicità…. Adesso spero solo che Paco, fra qualche anno, non mi chieda il calcio. Perchè io odio il calcio. Sono stata una bambina con un papà allenatore di calcio che in casa non c’era mai e credo di aver associato il calcio con la mia frustrazione di essere bimba “senza papà”. Non riesco neanche a ascoltare la radiocronaca di una partita… Mi viene il vomito! Ma se Paco mi chiederà il calcio, so già che alla fine io gli dirò di sì. Come disse qualcuno “Ti aiuterò a realizzare i tuoi sogni, anche se non sono i miei!”
    Sigh!

  10. daniela dice

    Sto piangendo a singhiozzi. Grazie. Sono stata Brita tanto tempo fa e quegli occhi li avevo in tutti i miei sogni. Alcuni dei quali ricordo ancora oggi nel minimo dettaglio, pensa quanto ero piccola, andavo all’asilo. Ricordo i risvegi e tutte le volte che è arrivato un “no, cosa ci vai a fare, tu non sei una da danza”, e in un attimo rivedo me, come sarebbe andata se mia mamma avesse detto “Sì”. Le delusioni arrivano prima o poi, ma solo alcune ti rimangono addosso per sempre. Grazie. Anche a nome della me bambina che gironzola ancora qui, da qualche parte dentro di me

  11. Che illuminazione. Non sono una madre, probabilmente sarei quel tipo di madre che dice di no. Anche se in qualche modo, per studi e convinzioni, so che queste cose non si fanno.
    Oggi ho anche capito che qualcuna di queste cose me le hanno fatte. Ok, forse posso andare avanti. Grazie.

  12. Giovanna dice

    Sono stata una propaggine dei miei genitori per quasi tutta la mia vita. Non solo lo sono stata, ma ritenevo giusto esserlo. Non do la colpa ai miei, so che hanno fatto del loro meglio con le migliori intenzioni. Ma adesso che sto cercando con difficoltà di trovare la mia strada, leggere questo tuo piccolo scritto su Brita e la scuola di danza, leggere il tuo blog in generale, mi emoziona tantissimo.
    Grazie.

  13. FRANZ dice

    Non dovrebbe essere legale farmi piangere in questo modo in ufficio, sai?
    Vedo lo stesso percorso che sto facendo io, come madre e come figlia, per rispettare me e la creatura che mi cresce accanto… c’è da stare all’erta in ogni singolo momento!

  14. Essere genitore, è il mestiere più difficile del mondo. Ancora non sono solo figlia, ma credo che crescermi sia stato per mia madre e mio padre un “tuffo” nel passato.. un mettere continuamente alla prova le proprie convinzioni ed interpretazioni.
    Splendido articolo, mi ha fatto riflettere tanto.

    A presto,
    Maria

  15. ValeriaP dice

    Questo commento avrà poco a che fare col post, ma niente, volevo ringraziarti.
    Ho scoperto il blog un paio di giorni fa e ho sacrificato un pomeriggio intero a leggerne tutti i post. Volevo ringraziarti per la tua onestà e schiettezza nel condividere con noi navigatori del grande web tutti questi spaccati di vera vita reale. Vorrei poterli stampare e appiccicarli sulla fronte di tutti gli omofobi che appestano le mie giornate a suon di “non chiamatelo matrimonioooo!!1!one!” e “facessero quel che vogliono a casa loro ma i bambini no!”.
    Giusto perché capiscano dove possono gentilmente infilarsi le proprie “””””””””””opinioni”””””””””” (tra quelle otto file di virgolette strettamente necessarie).

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