Mese: dicembre 2014

Scusa se ti chiamo amore – ma siete in troppi

In molte culture il nome di una persona ha poteri magici ed evocativi. Come nello sciamanesimo amazzonico, in cui il nome di un individuo cambia nel corso della vita a seconda della varie fasi che si trova ad affrontare. O nella cultura latina in cui il detto Nomen Omen era una concreta realtà (e infatti provate a chiamare un figlio Bruto – poi vedete che succede). Anche tra i Nuer del Sudan, per esempio, è un delirio.  Non vi lamentate, o voi che al massimo vi siete rimbambiti a scegliere il nome del vostro erede su una banalissima guida. Tzé. Quando nasce un bambino Nuer la famiglia ed il clan si riuniscono e decidono: un nome con cui lo chiameranno il padre, i parenti e gli amici del padre; ma anche un altro nome con cui lo chiameranno la madre, i parenti e gli amici della madre. Come se non bastasse, nell’adolescenza riceverà il nome di uno dei buoi di cui si prende cura e questo nome potrà essere usato tra i suoi coetanei. Ah. Riceve pure …

Il Natale nella famiglia espansa (e tra poco anche la mia panza farà la stessa fine)

Scrivo, mentre i trigliceridi e qualche bicchiere di troppo minacciano la mia silhouette già parecchio barocca. Scrivo, mentre mio padre accende con pazienza il caminetto, con la legna secca che abbiamo raccolto insieme quest’estate e che si è ammollata nel corso di questo autunno mite e colloso di umidità. Non demorde. Credo che tra poco inizierà ad intaccare la biblioteca di famiglia pur di riuscire a far partire una fiamma chiacchierona e vivace. Scrivo, mentre mia madre riposa la caviglia fratturata tenendola in alto sul divano come la buffa pantomima di un fenicottero. E intanto sferruzza sciarpe e cappelli per coprire le nostre gole e le nostre teste da un freddo che stenta ad arrivare. Scrivo, mentre mia sorella e suo marito cercano di convincere il mio nipotino treenne ad andare a dormire. Ma lui proprio non ne vuole sapere di abbandonare la pista per le macchinine che Ariele sta costruendo per lui. Scrivo, mentre mio fratello è disperso al piano di sopra. Rifugiato in un’oasi di silenzio che lo ripara dal chiasso dei nipoti. …

Tanti auguri a me

Tanti auguri a me. Una piccina vestita di rosa che infila il dito nella torta per rubare una fragola e soffia sulle due candeline. Una palletta che correva imbarazzata tra le braccia della mamma al momento della canzoncina. E che faceva attenzione a non rompere la carta dei regali. Tanti auguri a me. Un’adolescente che si vestiva con il giubbotto da volo uguale a quello di papà e di nascosto gli fregava i ray ban. Una ragazzina dal capello imbizzarrito che sognava di fare il pilota di elicotteri e che ha pianto tanto, quando ha scoperto di essere miope e di dover accantonare quel desiderio. Tanti auguri a me. Una donna sopravvissuta a due gravidanze che stavano per avere un triste epilogo, ad un brutto incidente al luna park, a stravolgimenti di vita, a lavori deludenti, ad amicizie perse e ad amori esauriti ed esaurienti. Tanti auguri a me. Una creatura buffa che ancora si perde a guardare le gocce di pioggia che si rincorrono sul finestrino dell’auto in corsa e si diverte a decifrare la …

Transfobia in autogrill

La pazienza è come la pipì – Prima o poi scappa a tutti. Questa era una delle citazioni preferite di mia nonna, una donna energica, determinata e con pochi peli sulla lingua. In famiglia era nota con il soprannome amorevole di “Generale”. Effettivamente le calzava alla perfezione, proprio come quelle vestagliette a fiorellini che indossava in ogni stagione. A me ieri, invece, la pazienza stava per scapparmi contemporaneamente alla pipì. E questo non avrebbe potuto prevederlo la mia lungimirante e canuta nonnina. Scenario: Un autogrill sulla A1. Ora di pranzo. Riparto da Roma intorno alle 12 circa, non prima di essermi fatta una bella scorta di pizza al taglio + 2 supplì per affrontare il lungo e tedioso viaggio. Non c’è niente da fare – per me i supplì e la pizza romana sono come la madeleine per Proust. Solo che io, invece di scrivere la Recherche, al massimo scribacchio due cazzate sul blog. Però, almeno il godimento sensoriale e mnemonico è il medesimo. Tra i miei svariati punti deboli debbo annoverare anche una noiosa propensione ad essere di …

Due donne, un’autostrada e la visione del mondo da dietro un parabrezza

Spesso Nina ed io ci mettiamo in viaggio. Molte volte insieme, altre da sole. Ho sempre amato farlo, quale ne fosse il motivo. Lavoro, piacere, fuga – non ha importanza. L’idea di mettere due cose al volo in valigia mi elettrizza la mente. Ogni volta è la stessa storia: indovino sempre il numero giusto di mutande, ma raramente quello dei calzini. Dimentico sempre qualcosa: una volta è toccato al portafoglio e quando me ne sono accorta era al casello. Al casello a  650 km da casa. Una brutta scena. Col tempo ho imparato anche a farmi delle liste cartacee di cosa portare, ma poi le perdevo. Così ho provato con i file sul pc. Stessa fine. Nei miei ultimi anni di matrimonio avevo anche creato un documento condiviso su google con Giuseppe, ma poi ci dimenticavamo di consultarlo. Una cosa non ho mai dimenticato di portare: due libri da leggere. Eh. Non ne basta uno? Beh, sì. Teoricamente. Il fatto è che ho sempre paura di finirlo e di rimanere senza. Per me leggere è …

Brita, i bulletti ed altre cose da asilo

Sono reduce (il termine adatto per tutti quei genitori che passano 3 ore in piedi, accalcati in fila per i colloqui) dal confronto pre natalizio con le insegnanti della scuola di Brita. Anche per lei il cambiamento si è fatto sentire: l’ultimo anno di asilo con scuola e compagni nuovi. Sono sincera, essendo lei una bambina molto socievole, non ero particolarmente preoccupata per il suo inserimento. E infatti non sbagliavo. La maestra si è sdilinquita in molti complimenti, tranquillizzando le nostre più ataviche perplessità: si troverà bene? le creerà problemi la nostra famiglia “diversa”? Serena, responsabile, intelligente, creativa e vivace senza essere molesta. Parla con entusiasmo della sua famiglia non convenzionale: adora Nina e racconta in classe dei litigi ed i giochi con Ita. Questo il responso. Fin qui tutto bene, se non fosse per l’aneddoto seguente, riportato dalla maestra. In classe c’è un bambino particolarmente vivace che spesso si dimostra aggressivo con le femmine. Brita spesso e volentieri lo tiene a bada quando supera la misura, soprattutto quando si rivolge in modo sgarbato alle bambine …

Come creare il panico in uno studio dentistico

Di tre bambini, ne avessimo uno con i denti dritti. Ognuno di loro ha una dentizione fuori norma e necessita di apparecchio. Ari e Ita hanno concluso il primo ciclo di apparecchio mobile ed ora devono passare al fisso, Brita ha il morso da piranha con tanto di mandibola un po’ in fuori. E così abbiamo iniziato a fare qualche giro di ortodontisti nella nostra zona. Ieri è toccato ad uno non troppo lontano da casa, da cui vanno anche M. (l’amica di Ari) e suo fratello. Entriamo in sala d’aspetto. L’attesa è noiosa per noi grandi (non è vero – per me non lo è – ne approfitto per leggere, scrivere, fare di conto e ricordarmi di telefonare a mia madre), figuriamoci per i più piccoli. Dopo aver commentato per bene tutte le riviste a disposizione: guarda questa com’è vestita, questa che brutta borsa che ha, questo che faccia da scemo; i 3 mostrini hanno pensato bene d’iniziare a canticchiare a bassa voce “Attenti al Gorilla” di De André. Per fortuna l’assistente del dentista è …

Si fa presto a dire “Albero di Natale”

Dicembre è sempre stato il mio mese preferito. Mi piacciono le giornate in cui il freddo penetra nelle narici e mi costringe a riesumare dal baule sciarpe e cappelli colorati. Amo le luci oblique che rendono visibili i dettagli del sottobosco. Adoro le giornate brevi e le serate lunghe vicino al caminetto a leggere. Sono una psicosensibile deliziata dalla luci psichedeliche degli addobbi, le lucine intermittenti che s’intuiscono dalle finestre delle case e quelle più sfacciate degli alberi nei giardini. Direi che gli unici orpelli da cui rifuggo sono i Babbinatali appesi ad improbabili scalette, impiccati su balconi e finestre e le musichine natalizie. Questo è il primo Natale insieme alla mia nuova famiglia. Un Natale ancora più carico di aspettative ed interrogativi. I bambini che ancora si annusano e a volte si mordono per ristabilire i propri territori, Nina ed io in contrasto estetico per le decorazioni. Io, dal gusto very terrone (per me non è Natale se in casa non sono presenti almeno 15 metri lineari di led colorati) – lei, dalla sobrietà …

I figli non sono le nostre propaggini

Quante volte ho creduto che i miei figli, in quanto generati e cresciuti da me, avrebbero dovuto assomigliarmi. E in questo assomigliarmi non sottintendevo solo gli occhi grigi, i riccioli da Medusa e i piedi da troll (che sono felice di non aver trasmesso), ma immaginavo dei cloni di me stessa replicata ed edulcorata dei miei difetti. Immaginavo passioni condivise, interessi comuni e la saggezza di non prenderli mai troppo sul serio. Fin da piccola sono stata una bestiolina curiosa, sanguigna e focosa. Più di una volta mi sono gettata tra le fauci del mio entusiasmo. Un entusiasmo che spesso mi ha portato a travisare la realtà e a vederla non per quella che era, ma per quella che avrei voluto che fosse. Amori, lavori, amicizie passate dal cardiopalma al broncospasmo nel lasso di tempo di uno starnuto. E rimanevo poi senza fiato, con una sensazione di vuoto e di aver disperso inutilmente una parte di me in cose e persone sbagliate. Perché è vero che tutto è esperienza, ma a volte se ne potrebbe anche …

“Ho tanti amici gay” – è toccata anche a me

Ero al bar a sorseggiare un raro caffè domenicale in una pace zen in compagnia di un’amica. Le solite chiacchiere, un po’ di progetti buttati sul tavolo con tanto entusiasmo e molta calma. Le classiche domande d’interessamento (le mie – perché da quando esiste questo blog nessuno dei miei amici sente più la necessità d’informarsi sulla mia vita), un po’ di sano pettegolezzo e via così. E un altro caffè e due bignè, che male non fanno. Ed ecco entrare una coppia di sconosciuti che saluta con affetto e calore la mia amica. Ci presentiamo. Si siedono. La conversazione scivola sui tipici discorsi tra sconosciuti: il Natale che incombe, il caldo anomalo, non ci sono più le mezze stagioni e si stava meglio…Mentre sto per ordinare il terzo caffè ed il quarto bignè per dissimulare il mio disinteresse alla chiacchierata, il discorso prende un terreno scivoloso. Dal bancone del bar, al quale mi ero diretta per sfuggire qualche minuto ai nuovi arrivati, sento la parola “omosessuali”. La curiosità mi sveglia dal torpore e afferrato il mio caffè al volo, …