Nuda veritas
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Ariele ed M. – un’amicizia al di là degli stereotipi di genere ed una gara di rutti –

Ariele è in prima media. È un ragazzino più maturo dei suoi 11 anni, a volte mi fa quasi impressione la sua serietà. Ma non è un bambino noioso. Ha molti interessi: le moto, la meccanica (la sua camera è un disastro di attrezzi sparsi su un tavolo che si è fatto installare appositamente), ripara gli oggetti rotti e le vecchie biciclette.

Suo padre ed io siamo addirittura usciti commossi dai colloqui con i professori. Mentre loro parlavano, io e Giuse ci guardavamo in faccia, increduli. E poi, un figlio bravo a scienze e matematica non me lo sarei aspettato. Non io, che ancora litigo con le tabelline e di nascosto conto con le dita. Bravo, diligente, socievole, critico ma non impertinente, curioso. Così l’hanno dipinto. Sono uscita da scuola salutando come la Regina d’Inghilterra e impettita come se avessi un comodo rastrello…lasciamo perdere.

Sono molti i motivi che mi rendono orgogliosa di lui. Fin da piccolo ha fatto di testa sua, non si è mai fatto influenzare dalle mode o da ciò che facevano i suoi compagni. Nello sport, nell’abbigliamento, nei giochi ha sempre scelto ciò che gli piaceva.

È sempre stato accogliente ed interessato alle diversità altrui. Mai si è permesso di prendere in giro un compagno e spesso è intervenuto a difendere quelli più deboli. I commenti altrui gli passano tra i capelli e gli scivolano addosso.

Da quando ha iniziato le medie ha questa compagna. Si chiama M. e vive vicino a noi. Trascorrono insieme quasi tutti i pomeriggi. Scherzano, ridono, studiano, giocano nel bosco. A me fa strano. Penso alle “medie” e a quelle buffe divisioni di genere: femmine con le femmine e maschi coi maschi. E infatti mi sembrava strano che nessuno lo avesse notato, oltre a me.

La risposta è arrivata tramite un commento a cena di Ariele:

– Mamma, sai che R. mi ha detto che è da froci giocare con le femmine?

– Ah, e tu che gli hai detto?

– Primo: che non si deve mai più permettere di dire frocio a nessuno, perché essere gay non è un motivo di disprezzo. Secondo: che le cose da femmine e le cose da maschi esistono solo nel cervello limitato delle persone stupide. Io con M. mi trovo bene, è mia amica. Che c’entra l’amicizia con il fatto di essere maschio o femmina?!

– Nulla, infatti hai fatto bene a rispondere così

– Mamma, sai che io e M. stiamo anche organizzando un torneo di rutti?

– Fantastico. Iscrivi anche Ita e Brita. Secondo me come famiglia potremmo ottenere un buon risultato, no? Che ne dici, Ari?

– Buurp

Perfetto. Dov’è che dicevo che ho un figlio bravo e perfetto? Forse devo ridimensionare il mio garrulo orgoglio materno. Buuurp.

amicizia

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  1. ElleBi dice

    io ricordo che in prima e anche, in parte, in seconda media giocavo con alcuni maschi della mia classe. E’ dopo che sono iniziate le divisioni. Ho notato la stessa cosa nella figlia del mio compagno, che ora è in terza media. Per fortuna ci sono le eccezioni e spero che l’amicizia tra Ariele e M. duri a lungo. Se Ariele dovesse conservare la passione per riparare cose vecchie, mandalo da me tra qualche anno, ho un bel mestiere da proporgli.

    • Anche a me farebbe piacere durasse, ma non nutro troppe speranze, sebbene le divisioni maschi – femmine nella sua classe fossero già presenti dalla quinta elementare. Poi, oh…ce da prendere quel che viene 😀 Per il mestiere credo verrebbe anche subito 😉

  2. dimmi quando organizzate la gara, che porto anche mia figlia. una sera al ristorante ha fatto girare tutti i commensali… O__o;

  3. Siete una famiglia eccezionale se vostro figlio a 11 anni è già così intelligente. Spero di riuscire a fare altrettanto quando se sarò mamma.
    vi leggo sempre con piacere! Complimenti

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