Nuda veritas
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Per fortuna sono cresciuta con i cartoni animati degli anni ’80

Ho sempre sognato di avere un’alabarda spaziale e le tette rotanti di Venus. Le mie, di tette, probabilmente non sono mai tornate, dopo averle lanciate. Sono vent’anni che aspetto che ritornino, ma ancora guardo invano fuori dalla finestra.

C’è chi mi reputa una persona molto coraggiosa. Aver affrontato la mia vita e aver deciso di essere me stessa, piuttosto che una copia sbiadita delle aspettative altrui, per alcuni mi rende un’eroina.

Non sono così. Sono una persona estremamente paurosa, introversa e riflessiva. Penso che le persone coraggiose siano altre, al mondo. Io mi reputo solo una persona corretta.

Non avrei potuto gestire una doppia vita, mi sarei guardata morire. Sono anche estremamente smemorata. Avrei retto ben poco a raccontare panzane. E soprattutto, non avrei potuto sostenere lo sguardo di chi avevo davanti. Mi sarei sentita una bottiglia di vetro ingiallito, vuota e sporca.

Dalle batoste, nella vita, ho imparato a socializzare con le cicatrici. Ci parlo, le coccolo, rammentiamo insieme il tempo passato e la Veronica che fu. A volte ci prendiamo anche delle belle sbronze immaginarie e la buttiamo in caciara.

In molti momenti avrei desiderato ferocemente avere Goldrake accanto a me a cui poter dedicare

Vai contro i mostri lanciati da Vega
vai, che il tuo cuore nessuno lo piega
e… io sto tranquillo se ci sei tu

E invece la mia tranquillità è durata sempre poco. Il mio orizzonte è sempre stato mobile. Peggio di Remì – alla ricerca chissà di chi, ho sempre fatto un passo avanti e tre indietro, prima di capire veramente chi fossi e cosa volessi. Ci ho messo quasi 30 anni a capire di essere lesbica, mica coriandoli.

Adesso ci lavoro da un po’, sul concetto di serenità, ma ancora non sono arrivata. Ho imparato ad apprezzare la presenza dei miei compagni di viaggio, a sorridere dei giorni di sole e a riposare in quelli in cui il gelo incolla le foglie accartocciate, come un puzzle dai colori caldi.

Pensandoci, sono anche miope dall’età di quindici anni. Sarà per questo, che l’unico occhio di Capitan Harlock mi ammiccava solidale mentre a spacca tonsille correvo per la sala gridando:

Il suo teschio e’ una bandiera che vuol dire liberta’, vola all’arrembaggio pero’ un cuore grande ha.

[A questo posso pure imputare la mia fase punk e rockabbestia, con tanto di amore folle per i teschi, ma non è questo il punto.]

Il punto è che gli eroi dei cartoni animati degli anni ’80 erano coraggiosi. Avevano una strada delineata, seppure in salita. Intrepidi e rassicuranti. Malinconici, ma decisi. Io avanzo a spirale, a gambero, sulle mani, sulle ginocchia sbucciate. A volte mi fermo e torno al via. Altre finisco ferma due giri perché non so che bivio imboccare.

In questo periodo sono un po’ altalenante. Vivo nel millennio e nel Paese della precarietà. In ogni ricciolo mi resta attaccato un pensiero evanescente che non riesco ad afferrare.

Ci sono giorni, come questo, in cui vorrei avere 8 anni, una girella in una mano e un soffione nell’altra per affidare al vento i miei sogni ed avere la certezza granitica dei bambini che tutto andrà bene.

E mal che vada, arriva Mazinga e sistema tutto.

mazinga

 

 

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  1. Che dire Veronica, molto chiaro, molto vero, molto condivisibile da me, forse questo modo di avanzare a spirale o a gambero appartiene un po’ alla nostra generazione, a noi che speriamo che in fondo possa arrivare Mazinga a sistemare tutto. Buona giornata.

  2. Io faccio un passo avanti, uno indietro, uno in diagonale, e avanzo, per carità, ma non esattamente dritta e spedita come vorrei e come mi aspettavo fino a, che so, 15 anni fa…

  3. ElleBi dice

    mi aspettavo, dal titolo, un post scanzonato e invece ho trovato una Veronica molto riflessiva. Che dire, al di là delle problematiche relative al tuo essere lesbica, penso che i tuoi pensieri siano perfettamente condivisibili da quasi tutti quelli che si trovano tra i 30 e i 40 anni. Tutti noi abbiamo delle incertezze, avanziamo a spirale, nella nebbia e a notte fonda. Vuoi che il problema sia il lavoro (all’epoca dei nostri genitori sarebbe stato impensabile avere ancora un lavoro precario passati i 30), la famiglia o altro, la strada non è mai dritta. Io ogni tanto ripeto a me stessa “benvenuta nel mondo degli adulti”

    • eh si..pare siamo tutti sulla stessa barca!
      io non sono di quelli che pensano che affonderà, io credo davvero che ce la possiamo fare!
      cmq è faticoso, molto, la precarietà e lo stipendio da fame ti fanno sbarellare. ma se penso alle persone che hanno fatto lo stesso identico lavoro per 40 anni…un po’ mi consolo! e guardo il buono di questo “navigare a vista”.
      Ps. ovviamente..nata negli anni ’80!!! ;0)

  4. digamma dice

    Sei il mio antistudio. Mi sono fatta un’ora e mezza di mezzi pubblici, solo per arrivare in università e mettermi a studiare tranquilla. “Solo uno”, mi dico, finisco per rileggerlo tutti per la milionesima volta. Non hai un catalogo di punti fedeltà, come i supermercati? Una laurea andrebbe benissimo.

  5. Anch’io ho sparato il mio ultimo missile centrale e non si è più ricaricato…… Spesso leggo i tuoi post e penso: “Questa è proprio scema…” 🙂
    Da bambino il mio unico tormento era andare scuola e l’unica mia preoccupazione era perdere una puntata dei miei cartoni preferiti. Adesso siamo tormentati da tutto, com’è possibile vivere decisi navigando spavaldamente su un’unica rotta? Qui non si tratta di avere coraggio ma solo essere coerenti, prima di fare un passo in avanti è indispensabile farne tre indietro per non correre troppi rischi! In primis dobbiamo pensare ai nostri figli.

  6. Vaaaaa distruggi il male vaaaa
    Vaaaaa distruggi il male vaaaa

    Ehm, ciao Veronica sono un 90… Mica avrò lo spirito di un bimbo morto classe ’80?

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