Nuda veritas
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Lei non è mia madre! Cronaca di uno shock annunciato

Quando Nina ed io abbiamo deciso di vivere insieme, eravamo entrambe ben consapevoli che non sarebbe stato semplice. Già la convivenza tra due essere umani adulti è un’esperienza devastante. Dover rinunciare ai propri schemi, trovare un compromesso tra ritmi ed abitudini diverse, comporta una buona dose di voglia di mettersi in discussione per un progetto comune. Ed anche un bel po’ di stress.

Decidere di convivere ad un’età relativamente matura, portando in dote 3 figli non fratelli tra di loro e di età compresa tra i 5 e gli 11 anni è una sfida quotidiana.

Da sempre lucide e consapevoli che se il mulino è così bianco è perché c’è chi lo lustra con fatica ed olio di gomito, siamo sempre state disilluse – seppur ottimiste, circa le possibili reazioni dei tre bambini. In questi pochi mesi abbiamo tutti preso le misure con le novità, saggiato le asperità altrui e cercato di dare il meglio. Non è stato, soprattutto per loro, solo un cambio di casa e di città, ma un vero e proprio stravolgimento di consuetudini e routine. Ogni famiglia ha un proprio lessico familiare non scritto, ma delineato da sfumature più o meno visibili, che solo la quotidianità rende decifrabile.

Fortunatamente, sia io che Nina, possediamo una stessa vision educativa, lo stesso modo d’intendere la maternità e la crescita dei figli. Certo, io sono in totale disaccordo sul suo modo di ordinare la dispensa. Ma questo è un altro argomento.

Eravamo anche preparate al fatto che, pur prendendoci cura entrambe di tutti e tre, il fatto che ognuno avesse la sua mamma avrebbe potuto portare a qualche scontro.

E così è stato. A riprova del fatto che, anche se l’uragano te lo aspetti, ti coglie sempre nel momento in cui hai dimenticato di mettere l’ombrello in borsa.

– Brita, ho sentito Nina che ti ha detto 4 volte di andarti a mettere la felpa, perché non l’ascolti?

Ma lei non è la MIA mamma! E io non le obbedisco!

Dicevo. Eravamo preparate. Ma non così bene. Sono riuscita a rimanere lucida, mentre cercavo di organizzare un discorso sensato e nel mio cervello suonava l’allarme di “Massima Allerta”.  Sono rimasta molto centrata nonostante mi si fosse felpata la lingua e sentissi dei rigolini di sudore gelido sulla schiena. Ho anche pensato di fingere uno svenimento, ma non avrebbe risolto granché.

Non so se la mia risposta sia stata efficace o meno. Non sono brava coi grandi discorsi. Così l’ho presa in braccio e le ho detto:

– È vero Brita, Nina non è la tua mamma. Ma è comunque una persona che ti vuole bene e si prende cura di te. Ti prepara la colazione, la merenda, a volte viene a prenderti a scuola, ti coccola e ti misura la febbre quando sei malata. Non credi che sia giusto ascoltare quello che ti dice? Perché pensi che ti abbia detto di mettere la felpa? Per farti un dispetto o perché si preoccupa del fatto che tu possa ammalarti?

Lei è stata un po’ zitta. Poi mi ha guardata e ha risposto:

– Hai ragione mamma, sono stata un po’ acida. Anche io voglio bene a Nina. Però a te di più. Però non glielo dire, eh? Sennò si offende!

– Ma no, che non si offende! È normale che tu voglia più bene a me. È un bene diverso e sarà sempre così. Ma questo non vuol dire che non devi ascoltare quel che ti dice. E comunque se non vai subito a metterti la felpa va finire che ti ammali e non puoi finire i lavoretti di Halloween all’asilo.

È scesa dalle mie gambe ed è andata a mettersi la famigerata maglia. Non so se ho detto la cosa giusta, ma in quel momento è l’unica che mi è venuta. Idea dello svenimento a parte.

Poi, lo confesso, sono uscita in giardino a prendere un po’ d’aria.

Senza felpa.

lei non è mia madre

 

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  1. alla tua risposta io ho aggiunto : ” che se la si ascolta quando da ragione( generalmente a lei “contro” di me) si deve ascoltarla sempre anche quando è un po più scomodo- e comunque l’ombrello lo scordo sempre anch’io

      • No, non son pochi, ti credo sulla parola. 😀 A me già pare un’impresa titanica crescere un figlio in qualsiasi caso, è una responsabilità inimmaginabile.
        Ma è davvero meritevole di ammirazione la capacità di trattare i vostri bambini come persone capaci di capire, purché si faccia lo sforzo di spiegare. Tanti altri al vostro posto penso sarebbero sfuggiti a questo compito scegliendo di vivere di nascosto perché “altrimenti come lo spiego ai piccoli” (un comportamento che non giudico, ma certo quel che fate voi è più impegnativo!) 🙂

        • Spiegare è sempre faticoso, ma non credo che nascondersi lo sia meno. Immagino siano solo due fatiche diverse. I bambini capiscono molto più di quanto si creda e apprezzano il fatto che li si consideri persone pensanti, quali in effetti sono 😉

  2. ElleBi dice

    A me la famigerata frase è arrivata durante un pranzo, quindi la vignetta è piu che mai appropriata… pero piu che sputare tutto sulla tavola ho fatto decisamente fatica a deglutire un boccone che era diventato parecchio grosso e pesante.
    Non è sempre facile gestire le famiglie allargate, io mi considero ancora in rodaggio. Andiamo avanti ad errori e a tentativi, facendo del nostro meglio.

      • ElleBi dice

        Allora, tieni conto che quando ho conosciuto i figli del mio compagno io non parlavo la loro lingua e loro non parlavano la mia.
        Quando la famosa frase è arrivata ero sola a casa con i bambini e quindi sentirsi dire “tanto tu non sei mia mamma” mi ha parecchio destabilizzata. Devo aver risposto qualcosa come: “Non importa, sono un adulto, ti ho detto di fare una cosa e tu la fai”. Il tutto in un francese estremamente maccheronico e cercando di non cedere nè alla rabbia nè al pianto. Dopodichè ne ho parlato col mio compagno e ho lasciato che fosse lui a chiarire la cosa con suo figlio.
        Penso che tu sia stata molto brava.

        • Cavolo, anche il problema della lingua non è da poco. Io quando mi emoziono faccio fatica ad esprimermi nella mia lingua madre, figurati in un’altra! Direi che al tuo posto avrei detto la stessa cosa. E sicuramente con un francese peggiore 😉

      • ElleBi dice

        io penso anche che sia piu facile spiegare ai propri figli che a quelli dell’altro. Li hai visti nascere, conosci i loro pregi e i loro difetti, i loro punti deboli, quali sono i tasti da schiacchiare e le parole da usare. In ogni caso non è un compito facile.

    • FRANZ dice

      Oh beh, è un po’ un problema di tutte le famiglie allargate… Anche mia figlia ci ha provato col mio moroso a dire “tu non sei mio babbo” e lui ha risposto, guardandola dritto negli occhi, con estrema calma “no, non sono tuo babbo e non lo sarò mai. E’ un dato di fatto. Però viviamo nella stessa casa, ed è meglio se stiamo bene tutti. Perciò tu questa cosa a tavola non la fai. Grazie.”
      W il buonsenso!

  3. secondo me Brita sa benisisimo che ha un padre e una madre + una donna che le vuole bene perché ama te e quindi lei, è solo che i bambini sono molto più maliziosi di noi e conoscono i nostri punti deboli, ma la cosa bella è che se si accorgono di aver usato una scusa un po “cattiva” dopo chiedono perdono… anch eio da piccola ho lanciato qualche coltello a mio padre solo per convincerlo a farmi comprare la pizza!!!

  4. a parer mio la cosa è stata gestita nel migliore dei modi…
    certo, sarà una fase non facile per lei capire le dinamiche di questo pazzo mondo che preclude gioia sogni e possibilità, ma già UNA mamma è straordinaria, vuoi mettere DUE!?

  5. Irene dice

    A noi,e ai 3 minorenni compresi fra i 4 e i 7, non è ancora successo!…ma attendiamo con ansia!!
    Anche noi mescoliamo le cure materne, tipo il ritiro da scuola, le messe a letto e annessi e connessi.
    Da quando abitiamo assieme gli abbiamo spiegato che quello che dico io equivale a quello che dice sarah, e viceversa…fino adesso è andata liscia, ma come ho detto, aspettiamo il momento con ansia!!!
    Comunque a volte non è facile. Cerchiamo sempre di evitare di essere l’una la matrigna nei confronti dei figli dell’altra, cosí io penso e provvedo per tre e sarah fa altrettanto….e quando danno il peggio di loro, io non li sopporto tutti e tre, non solo i miei due!!!

  6. Fabiana Cek dice

    Vivo ogni giorno con il “terrore” di sentirmi dire una frase del genere, per quanto comprensibile e per wuanto io,razionalmente comprenda,è sempre una doccia fredda! ^_^

  7. credo che questo sia quello che succede a chiunque formi una nuova famiglia dopo aver già avuto figli con un/una partner precedente… l’altro non è il genitore, e ciò non cambierà mai. Può essere più o meno ben gestita (nel senso: buttarla in polemica, tipo Cenerentola, o fare da mediatori, come voi) ma sarà sempre così e in un qualche modo è giusto così, per rispetto all’altro genitore e/o al bambino stesso, che non vuol vedere cancellato un pezzo di vita (e con queste uscite rivendica questo, più che altro)
    ma mediare, di solito, funziona.

  8. ericagazzoldi dice

    Cara Veronica, posso dire che nemmeno una pedagogista di professione avrebbe fatto di meglio? 😉

  9. Aveva bisogna di giustificare la sua disubbidienza con un dato di fatto.. Non c’era malizia da parte della bimba.. Ma voglia di difendersi da un tuo rimprovero.. Io penso sia normale.. Ci sta.. Come ci sta il modo in cui hai risposto tu.. Gli equilibri in casa si creano anche da queste affermazioni.. Pensa quando tra qualche anno vorrà ottenere qualcosa da te e si coalizzerà con lei 😀

  10. Se hai risposto così quando ‘avevi scordato l’ombrello’ e non ti sentivi lì per lì preparata, non posso dirti altro che: MASSIMO RISPETTO.

  11. Non mi è mai capitato ma è capitato a mia madre con lo zio che l’ha cresciuta; la risposta “tu non sei pio padre” l’è costato l’unico schiaffone che si è preso in vita sua! Ma alla fine i veri problemi sono altri, figli biologici o meno le preoccupazioni sono le stesse. La voglia di spaccagli la testa quando ti tornano a casa con un tatuaggio non cambia!!

  12. Ma figurati, il “lui non è mio padre” è esattamente la stessa cosa. Splendido dialogo il tuo, hai detto la cosa giusta al momento giusto. E i bambini questo lo sentono, quando ricevono un insegnamento “giusto”… Scene già vissute 🙂

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