Nuda veritas
32 Commenti

Il coming out con i miei genitori

Il coming out con i miei genitori è avvenuto a balzelli, una sorta di informazione a corrente alternata. Del resto ci ho messo io stessa un po’ a comprendere e ad accettare la mia omosessualità, figuriamoci loro, che ormai, dopo un matrimonio e due nipoti, pensavano di essere stati esentati dal destino dall’avere una figlia lesbica.

Ma il destino, si sa, è bizzarro e beffardo e la doccia fredda non ha risparmiato nemmeno loro.

Come nel caso del coming out con l’allora mio marito, anche per questo, aspettavo di trovare il modo e il momento giusti.

Passavo le giornate a cercare di trovarli, ma come spesso avviene in questi casi, l’unico momento giusto è quello in cui riusciamo ad esprimere quello che pensiamo con naturalezza e sincerità.

Probabilmente i miei genitori si erano accorti che qualcosa che non gli quadrava. Ricordo una sera, in particolare.

Era inverno. Una sera dopo cena. Io ero raggomitolata in un angolo del caminetto del salotto. Un posto che io ed il gatto ci contendevamo ferocemente. I miei appollaiati sul divano a guardare la televisione. Ad un certo punto mio padre la spense, mi guardò serio e mi disse:

– Senti un po’ una cosa. Stavamo parlando con mamma delle tue amicizie

– Sì, cos’hanno le mie amicizie da esser così degne di nota?

– Nulla…è che…Giulia è lesbica. E pure Anna, Paola e PincoPalla…Insomma…che c’entrano con te?

All’epoca non ero decisamente pronta ad affrontare il discorso con loro, anche perché non avevo ancora finito di ragionarlo con me stessa. Così glissai:

– Sì, certo. Ma che c’entra? Non è che valuto le persone per il loro orientamento sessuale ed affettivo!

Loro indossarono una faccia alla Io speriamo che me la bevo e il sipario calò così.

Qualche mese dopo, invece, dopo aver maturato la consapevolezza del mio essere lesbica senza se e senza supercazzole mi ritrovai a cena da loro. Ero appena tornata da un week end con la mia ragazza dell’epoca. Avevo le balle girate come quelle di fieno in un campo a fine estate.

In famiglia tutti la conoscevano come una mia cara amica. Non ricordo cosa successe nel mio cervello. So solo che all’ennesima volta che fu apostrofata come “amica”, mi girai modello cobra e sibilai caustica:

– Non è una mia amica. È la mia ragazza

Improvvisamente la scena si bloccò. Mia madre con le mani nel lavandino. Mio padre immobile sulla porta. Credo che se mi fossi messa a detonare mine in soggiorno, sarebbero rimasti più fluidi e disinvolti.

La loro prima reazione non fu né come avevo temuto (della serie – sparisci dalle nostre vite) né come avrei sognato (amore, non ti preoccupare – per noi non cambia niente). Quello che si è verificato è stata un’ondata di panico. Gelo e paura in un’unica manifestazione di disagio.

– E ora che farai? Ma sei sicura? Cosa succederà ai bambini?

Adesso posso capire le loro preoccupazioni, soprattutto considerando in che razza di Paese represso e bigotto viviamo. Lì per lì reagii come se avessi preso un pugno nello stomaco. Ci sono stati periodi di discussioni pacate e non, litigi, incomprensioni e tafferugli vari.

Col tempo si sono resi conto che la mia vita procede tranquilla, che i bambini crescono sani e le loro maestre non fanno che ripeterci quanto siano sereni ed equilibrati.

Oggi mia mamma è quella che quando mi chiama al telefono vuole parlare anche con Nina, che si è commossa quando Ita le ha domandato se poteva chiamarla nonna e che prepara un minimo di cinque portate quando andiamo a cena da loro.

Oggi mio padre è quello che ci da una mano coi lavoretti di casa, con il taglio della legna e che fa guidare la sua macchina a Nina. E a me no.

Non è stato facile per loro, lo so.

Grazie, mamma e papà. Sono orgogliosa e fiera di avervi come genitori.

 

coming out con i genitori

32 Commenti

  1. ElleBi dice

    hai proprio una bella famiglia, sia quella d’origine che quella che ti sei costruita 🙂

  2. Sil dice

    ll mio terrore piú grande. Ho 22 anni e non ho mai portato nessun ragazzo a casa. Una ragazza, però, sì. Come amica. E loro la hanno trattata come figlia per tre anni fino a che ho detto che non la avrebbero piú vista perché l’amicizia era finita.
    Ora vorrei tanto uscire allo scoperto ma ho paura come prima cosa che reagiscano mandandomi via di casa e come seconda cosa che si sentano presi in giro quando capiranno che la loro “quasi figlia” era la mia ragazza.

      • Lo credo anche io, per motivi diversi dal mio orientamento sessuale ho però vissuto ben più di un anno di dolorosissimo ostracismo da parte dei miei genitori fino a quel momento adorati. Bisogna lasciare anche a loro i propri temi senza poi puntare il dito e fargliela pagare. Sono stata male? Moltissimo. Ne è valsa la pena di farmi riabbracciare come se nulla fosse accaduto e dare loro la possibilità di riscattarsi? Assolutamente sì. Quindi anche se inizialmente le cose non vanno come avremmo sperato, mai disperare e farsi trovare pronti e comprensivi. che sono essere umani anche loro, a volte non brillanti ma in fondo chi di noi sempre lo è? Bel pezzo Veronica, mi hai fatto rivivere emozioni forti.

        • Per me la svolta è stata capire che ognuno ha i propri tempi e uscire dai propri schemi mentali non è un’operazione semplice. Ovvio che sia necessaria la buona volontà di tutti, perché per comprendersi bisogna saper ripartire da noi stessi e vincere i nostri stessi pregiudizi. Vorrei che tutti potessero avere la mia stessa fortuna.

  3. Dovesse capitare con i miei figli spero soltanto che se ne accorgano, come hai fatto tu, dopo un paio di figli. La mia unica preoccupazione sarebbe rimanere senza nipotini….

  4. ericagazzoldi dice

    Veronica… quello che racconti mi è familiare… http://erica-gazzoldi.blogspot.it/2014/09/indovina-chi-fa-coming-out-cena.html Anzi, non sono nemmeno sicura che i miei abbiano realizzato del tutto la situazione. E non certo perché io sia stata criptica, anzi… ho cercato di usare un linguaggio non troppo tecnico. Comunque, sono ancora qui a spiegare a mia madre che non sono né “confusa”, né “(auto)suggestionata”. Secondo te,in ogni caso, è più facile presentarsi come omosessuali o come bisessuali? Ho la sensazione che la bisessualità sia ancora meno compresa… Baci!

  5. Veronica io ti leggo spesso per capire. Lo dico perché sono sicuro che la mia posizione sul l’omosessualità è frutto del fatto che ho avuto carissimi amici gay e ne ho seguito la vita. Culturalmente siamo tutti di base omofobi, perché non abbiamo idea di come comportarci e di questo abbiamo paura. Poi capita che uno dei nostri amici un giorno viene a casa tua e tra le lacrime ti dice sono gay. E allora capisci che gli devi dire di non preoccuparsi e sebbene hai paura, perché la tua cultura quasi te lo impone, senti la necessità di aiutarlo per quel poco che puoi. E solo così capisci che quella fobia è una grande cazzata. L’omofobia non si combatte con gli editti, ma cercando di capire e spiegando a i nostri figli che quel mio amico è gay e scoprendo che tuo figlio ti dice sì lo avevo capito peccato che non posso venire anche io al suo matrimonio. Ecco tutto questo per dire che quello che racconti è molto bello. Che capisco le paure tue e dei tuoi genitori. E anche che un figlio si ama punto e basta. Qualunque inclinazione sessuale abbia è tuo figlio e che da questo non può non discendere che qualunque inclinazione sessuale abbia una persona è necessario ricordare che è un figlio e anche solo per questo va rispettata.

    • Grazie, Marco. Anche perché in un figlio l’ultima cosa che mi preoccuperebbe è proprio il suo orientamento sessuale ed affettivo, ma come dici giustamente tu, di base c’è molto omofobia interiorizzata e tanto pregiudizio.

  6. Saverio Tommasi dice

    “e che fa guidare la sua macchina a Nina. E a me no”.
    E qui ho riso per dieci minuti, forse quindici perché sto ancora sorridendo 🙂 🙂 🙂

Rispondi