Nuda veritas
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Divorzio breve e matrimonio egualitario. Voglio tutto.

Eccola là. La patata bollente lanciata nel calderone del web. Questa calda estate settembrina è una contraddizione di termini assoluti.

Non mi dilungherò sui perché e sui per come, sui dibattiti politici e non tratterò la questione con competenza tecnica e analisi socio politiche. Questo blog non è il luogo più adatto. È semplicemente il mio angolo di Carosello.

Questo calduccio ha risvegliato in me un po’ di ruzze che erano rimaste a sonnecchiare sotto innumerevoli scatoloni, buoni propositi e qualche chilo in più preso in un’unica settimana di vacanza. Vabbé.

In breve. Il divorzio breve langue al Senato, per cui ancora non ci è dato sapere se riusciremo a diventare un Paese civile in cui si potrà divorziare dal caroconiuge dopo 6 mesi – in caso di separazione consensuale o 12 mesi – in caso di separazione giudiziale. Ma si sa, gli ostacoli lanciati da Santa Madre Chiesa popolano il cammino del progresso. Di questi tempi, se volete divorziare dal vostro nonpiùamato partner, è decisamente più probabile che la morte vi separi ben prima della legge.

Di unioni civili & matrimonio egualitario, mi prende un crampo solo a pensarci. Tante chiacchiere, tante genuflessioni alla Santa Madre Chiesa, ma i diritti sono raggiungibili come z8_GND_5296, la galassia più lontana dell’universo. Così distante, che gli scienziati non si sono presi nemmeno la briga di trovarle un nome decente.

Ora. Io a breve compirò 34 anni. Ho due figli, Ariele e Margherita, nati dal matrimonio con Giuseppe. Entrambi sono due gioiosi bambini con due genitori separati in attesa di divorzio. Sono anche la compagna di Nina, divorziata (ha scontato la sua attesa triennale) anche lei con una figlia altrettanto gioiosa. E quindi?

E quindi, questo limbo legislativo sta di fatto impedendo a Nina e me di poterci sposare (e non per la cerimonia, ma per poter godere di quei dirittini inutili tipo: il diritto di visita in ospedale, la reversibilità della pensione, l’accudimento della rispettiva prole…insomma quelle robe superflue di cui, invece, godono le persone sposate in uno stato di diritto).

Altro che coniugate, l’unica cosa che questo Paese ci permette di coniugare sono i verbi auspicativi: sperare, desiderare, augurarsi, agognare, ambire, anelare, bramare.

Abbiamo tre figli, ma non esistendo come famiglia, non possiamo nemmeno godere delle piccole agevolazioni per le famiglie numerose. Non ci fanno il biglietto ridotto neppure al Parco Avventura, per dire.

Insomma, ci amiamo tanto, siamo genitori responsabili ( e pure simpatici – a volte) ma non esistiamo.

Noi (e i nostri figli) possiamo essere presi in giro e ghettizzati perché nelle scuole non si fa assolutamente niente per educare i bambini al rispetto degli altri. Anzi. Quei pochi che ci hanno provato, sono stati bollati come “propagatori dell’ideologia gender” (che a me, pure tristemente, fa un sacco ridere. Quando lo leggo penso ad un robot arcobaleno che cerca di costringere tutti gli abitanti del pianeta terra a diventare omosessuali lanciando glitters e parrucche).

Concludendo, non credo che in questo Paese bigotto e governato da baciapile, otterremo qualcosa. Anzi, diciamo che lo reputo verosimile come l’apparizione degli unicorni, delle fate e del topino dei denti.

Spero di sbagliarmi. E di essere tra le prime, in Italia, che potranno beneficiare del divorzio breve e del matrimonio egualitario contemporaneamente.

Nel caso, sarete tutti invitati. Insieme ai vostri unicorni, ovvio.

Illustrazione a cura di Anarkikka https://www.facebook.com/anarkikka?fref=ts

Illustrazione a cura di Anarkikka https://www.facebook.com/anarkikka?fref=ts

Crediti immagine https://www.facebook.com/anarkikka?fref=ts

 

37 Commenti

  1. Cavolo, è veramente uno stato di mer*a. Non c’è una cavolo di cosa che funzioni come dovrebbe, in italia (rigorosamente con la “i” minuscola!).
    Firmato: quella che aspetta il divorzio dal lontano 2009, e la cui prossima udienza – non definitiva – è fissata a marzo 2016…

  2. Mi fai pensare a tante persone. La ragazza lasciata dal marito per la cugina (di lei) che divorzierebbe domani, ma deve aspettare tre anni. O anche me, che temo mi accada qualcosa prima che abbiamo racimolato i soldi per sposarci e quindi il mio compagno non veda più mia figlia. E altri.
    Mi vengono in mente anche le facce delle persone intorno a noi quando, vedendo una sposa uscire dalla chiesa del paesino della Lunigiana dove abita mia mamma, la mia arzilla pargoletta ha cominciato a fantasticare su un eventuale matrimonio con la sua migliore amica.

  3. Guarda che per il matrimonio ci conto! Incomincio a lucidare la mia armatura alata e faccio un pieno di polvere di fata. Noi per sposarci abbiamo dovuto attendere i vecchi 5 anni di separazione. Il matrimonio non è un contratto? Non esiste un diritto di recesso o non è applicabile la legge Bersani? Come contratto non dovrebbe essere estendibile a tutti? Una famiglia non è paragonabile ad un’azienda? Per aggirare la legge non potreste crearvi un’azienda familiare, intestando tutti i vostri beni lì e a 16 anni assumereste i vostri figli come dipendenti o soci minoritari? Mi pongo troppe domande? Tanto non riceveremo risposte…..

  4. “Cio’ che Dio unisce, l’uomo non sciolga, molto meglio un pio colpo di pistola!” e lo diceva Guccini parecchio tempo fa. Fai te quanto siamo progrediti…

  5. francy dice

    I commercialisti del Regno non applicano le proprie competenze ad incentivare le frodi fiscali…tutt’altro: aiutano i contribuenti a non farsi fregare che è DIVERSO =D!!!

    E poi per quando riguarda le leggi vanno fatte uguali per tutti ed ovvio non c’è bisogno nemmeno di ”pensarlo”…. ma per quanto riguarda il tempo piu breve entro cui sciogliere un ”negozio giuridico” (è questo il contratto di matrimonio) bisogna lavorarci e stare con i piedi di piombo!!

    Pensiamo a quanta gente ne approfitterebbe per fare i propri porci comodi, truffare creare danni ad altri e poi ritornare libero da ogni vincolo! ….Insomma non è per niente semplice, tenuto conto poi che in Italia a far la voce grossa sul matrimonio cattolico c’è la santaaa madreee chiesaaa!

    • Sarà , ma io lo definirei un modo legale per evadere le tasse. Se uno guadagna un tot e deve contribuire pagando tot e il commercialista trova il modo per farti dichiarare meno acquistando, investendo in qualcosa o variando il domicilio fiscale, chi ci smenerà saranno gli altri contribuenti che dovranno versare la parte non pagata che risulterà mancante nel bilancio statale. E io non mi sentirei un Robin Hood se aiutassi un ricco a discapito di poveri operai. Ma d’altronde in Italia ognuno pensa al proprio orticello, chi se ne frega se qualcuno ha meno diritti, l’importante è non pestare i piedi ai potenti, ai mafiosi e al Vaticano. E chissà il commercialista di Veronica cosa si sarà inventato…….. avrà scaricato pure tutte le spese della settimana romantica in montagna, praticamente giela pagheremo noi!!! 🙂

  6. ericagazzoldi dice

    Prima ancora che la “Santa Madre Chiesa”, per comprendere l’istituzione del matrimonio in Italia, ci sarebbero da interrogare altre cose. Intanto, l’eredità del diritto romano, che ha definito il matrimonio (monogamico, fra uomo e donna, finalizzato alla procreazione, con relativi vantaggi economici) in questa penisola ben prima che il Cristianesimo si sognasse di farci capolino. Poi, il bisogno di stabilità familiare (anche a prezzo della flessibilità del divorzio) che è tipico dell’Italia è legato anche alle presenti condizioni economiche nel nostro Paese, che rendono quasi impossibile ai giovani emanciparsi dal nucleo originario e rendono fondamentale il sostegno materiale fra generazioni. Posto questo, è evidente come sarebbe apprezzabile ottenere il matrimonio egualitario, che garantirebbe questa “stabilità familiare” anche ai nuclei domestici che presentemente non ne possono godere. Per quanto riguarda il divorzio breve, bisognerebbe vedere se e quanto la maggioranza dei nostri concittadini sentirebbe minacciata da esso l’istituzione familiare, di cui c’è il bisogno pratico per ragioni economiche di cui abbiamo appena parlato. La mia personale opinione è che le minacce alla durevolezza dei matrimoni non siano legate ai tempi burocratici dello scioglimento, ma a cause culturali che non possono essere approfondite qui, oltre che a fatti imprevedibili della storia personale dei coniugi. Quello che cerco di dire è che l’ottenimento delle riforme giuridiche di cui parla Veronica deve fare i conti con ostacoli più grossi e radicati della Chiesa cattolica e che sarebbe però possibile nel momento in cui i cittadini italiani superassero le molte insicurezze legate al periodo storico che stanno attraversando.
    (Ok, la mia tendenza ai pipponi mi ha preso la mano, magari. Nel caso io avessi scritto in modo troppo ostrogoto, sarei disponibile a spiegazioni. 😉 )

    • Io non credo che siano collegati all’insicurezza socio economica che stiamo vivendo. Pensa anche solo alla concezione di matrimonio e famiglia tra le diverse etnie africane…non si può certo dire che godano di stabilità economica. Vero è che il matrimonio, la famiglia etc corrispondevano a precisi interessi socio – culturali, tra i romani (penso alla necessità di trasmettere titoli e terre alla progenie) così come tra le diverse tribù africane: matriarcato, poligamia, poliandria, esogamia, endogamia. Ognuno di questi modelli combacia con una precisa esigenza.Quello che non torna In Italia, è che il matrimonio (e il divorzio), così come sono allo stato attuale, non soddisfano più – se non in una percentuale abbastanza esigua, quelle che sono le necessità socio – economiche dei nostri tempi.

  7. ilaria dice

    Come si dice? Siamo un paese per vecchi? No. Siamo un paese di politicanti attenti a non infastidire una fetta di pubblico votante con queste “sciocchezzuole”, “capricci”. Ma siamo anche un paese che non si ribella più e che non scende più in piazza affianco al prossimo per appoggiarlo nella sua battaglia per avere diritti che gli vengono negati. Sarà sempre troppo tardi quando finalmente ci affacceremo al mondo con i matrimoni egualitari!

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