L’avventura del Parco Avventura

Approfittando di una di queste rare domeniche soleggiate, abbiamo deciso di portare i bambini in montagna, al Parco Avventura.

Ora, chi mi conosce, sa bene quanto io sia portata per la lettura acrobatica sul divano e le abbuffate pantagrueliche di pizza, come unici sport degni di considerazione. Ma essere la compagna di una ex atleta spesso mi porta spesso a stringere dei compromessi. Cosa non si fa per amore.

Ci siamo alzati presto, preparato i panini e caricato gli zaini. I bambini tutti entusiasti della gita della famiglia espansa in versione adventure.

Io ho iniziato a ridere già al momento di fare i biglietti.

– Buongiorno, quanti biglietti?

– 9 in totale – 4 adulti e 5 bambini

– Bene, allora potete usufruire dello sconto comitive. Dovete compilare il modulo. Siete una famiglia?

– Sì

Faccia basita della bigliettaia. Che ha guardato Giuseppe con un certo stupore. Di sicuro avrà pensato che fosse una specie di sultano un po’ slavato in gita con le 3 mogli e la sua numerosa figliolanza.

Compiliamo il foglio e lo riconsegniamo. Altra faccia perplessa.

– Ma qui ci sono 6 cognomi diversi…

– Eh, sì, siamo una famiglia allargata

– Ah…uhm… ok

Ha riguardato Giuseppe e poi noi 3 femminucce. Evidentemente qualcosa continuava a non quadrarle.

Dopo questo esilarante siparietto ci hanno mandato dagli istruttori per farci mettere l’imbraco. Ci hanno inguainato come delle salamelle da stagionare e muniti di casco e moschettoni.

parco avventura

Mi sono sentita ridicola come un cane che esce rasato dalla toelettatura estiva. Mi sarei volentieri nascosta sotto un cespuglio, sperando di non essere trovata.

Invece ho fatto la disinvolta e ho iniziato ad arrampicarmi sul primo percorso. I bambini, sempre sorridenti e scattanti come i criceti sulla ruota. Io impacciata come potrebbe esserlo Fantozzi nei panni della controfigura di Spiderman.

Mi sono piantata a metà percorso, ma mi sono fatta coraggio e sono riuscita a completarlo. Sono scesa dall’ultima piattaforma tronfia di orgoglio e con il sorriso grato di chi è scampato ad un pericolo mortale. Il percorso era quello giallo per bambini. Ma sono dettagli.

Appena mi è stato possibile, mi sono defilata. Al fresco, in compagnia di un caffè e un libro. A tutto c’è un limite. Ma non alla mia pigrizia o alla mia paura del vuoto.

Una cosa mi consola. A fine giornata, non ero l’unica ad essere provata.stanchezza

 

 

36 commenti » Lascia un commento

  1. Bellissima esperienza…Ma diciamola tutta hai fatto pure il mitico percorsone viola con grande coraggio 😉

  2. Fantastici siete! ^_^
    Alla prossima vengo anch’io con una carrucola =)

  3. Io ho fatto un unica volta il percorso più difficile, tanto che sara’ mai? che colore è. ? Nero? Ecco. ..pensavo di morire, ma sono arrivata alla fine con le gambe che mi tremavano. Ho avuto male x giorni.

    • Ti stimo. Io il nero l’ho guardato da sotto, ed ero stanca a vedere gli altri faticare. Poi ho scoperto che sentire il terreno vacillare sotto i piedi non è un’emozione che ho voglia di provare. Non a caso, mentre ero su pensavo: ma chi me l’ha fatto fare?!

  4. Siete una bellissima famiglia allargata 🙂 e condivido con te, il mio sport peferito è stare sull’amaca a leggere!! 😀

  5. Il parco avventura è sicuramente un argomento da post: quando ho portato il Tigre e la Pulcetta, in occasione di una gita con altri genitori e bambini del nido che hanno frequentato fino adesso, avevo voglia di scriverne uno su come ciascun bambino affrontava il percorso (o il parco stesso) a seconda del suo carattere. E a come i genitori sì relazionavano a queste performance dei loro bambini facendo venire fuori le loro aspettative, i loro turbamenti, etc. etc.. Insomma mi era venuta voglia di mettere in relazione carattere e percorso! Ma sarebbe risultato troppo insultante! 😉

    • Per quello che è successo a noi ti posso dire che Ita e Ariele si sono lanciati quasi ovunque con entusiasmo. Ari, nel suo stile indipendente, ha fatto molti percorsi da solo, Ita con la sua mamma. Brita all’inizio era spaventata, ma quando ha realizzato di non correre alcun pericolo si è divertita molto anche lei. I figli di Giada idem. Io, da pigra, ho palesato la mia riottosità al camminare sospesa 😀

  6. Alla Doganaccia? I miei figli ci sono stati, con gli amici, senza portare la mamma..ma hanno fatto bene, sarei stata un peso morto.. so che si sono divertiti molto.. ed ho intenzione di andarci anch’io, dopo che ho smesso di fumare, tonificato i muscoli, scritto tre romanzi d’avventura e due d’amore, ma sopratutto dopo aver scritto un saggio dal titolo; “L’inutilità del ponte tibetano, quando ci sono i viadotti in cemento armato”. 🙂

  7. Ecco. Il campo avventura è uno dei motivi perché rimpiango di non avere cuccioli nei dintorni. Non me la sento più di fare alpinismo (che, tra l’altro, mi ha fatto superare la paura del vuoto) ma fra quegli alberi mi divertirei parecchio ^_^

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