Soggiorni da urlo. Quando viaggiare diventa una metafora della vita.

Spesso mi capita di dormire in albergo, per motivi di lavoro miei o di Nina e, data la quantità di aneddoti accumulati, ho deciso di scrivere ogni tanto un post per insignire il peggior soggiorno del mese col Premio “Welcome to Hell”.

Nei post non troverete menzionate strutture ricettive (tranne casi eclatanti) perché per questo ci sono siti molto più accreditati del mio blog. Il Premio WTH (Welcome to Hell) possono vincerlo anche quei soggiorni perfetti da ogni punto di vista, ma magari a me è venuto il cagotto virale e mi sono guastata la vacanza. E quindi mi sfogo qui.

Anche perché si sta avvicinando il periodo delle ferie e comincio a diventare aggressiva a suon di vedere foto, selfie e video delle vacanze altrui.

E sono pure in pieno trasloco, quindi stanca e con tassi di acidità intorno al PH 2.

Allora. Il premio WTH del mese va all’affittacamere di Viterbo in cui ho soggiornato la settimana passata. Per cercare di riposare un po’ di più, infatti, avevo deciso di dormire fuori ed evitarmi di fare avanti e indietro da casa di Nina a Roma. Fatto sta che troviamo questo grazioso affittacamere in pieno centro e decidiamo di prenotare.

Dalla foto appare carino, di recente costituzione ed economico. Ci ha convinte, prenotiamo. Poi era un po’ che volevo visitare il centro di Viterbo.

La mattina della partenza mi arriva un mail della proprietaria della struttura che mi segnala che il centro di Viterbo è ZTL e conviene lasciare la macchina fuori dalle mura. Perfetto. Ma magari ci avessi fatto caso prima, forse avrei prenotato appena fuori.

Comunque arriviamo verso le 21. Io stanca morta, trascinando una valigia pesante come una zavorra di ferro. Ovviamente a piedi, con macchina distante dal posto tipo 20 minuti.

Arriviamo sbuffanti come stantuffi (a dire il vero solo io, Nina  ha molta più resistenza) e la tipa ci apre la porta sorridente. Al mio sguardo spento e pure appallato si dipanano una rampa infinita di scale. Dai, ce la puoi fare – m’incita una vocina nel cervello. Sticazzi – mi risponde un’altra vocina dentro di me.

Ve la faccio breve. Saliamo, io rantolo, Nina conversa anche per me, visto che io sto tentando di far arrivare un refolo di ossigeno ai polmoni, mentre lei è fresca come una rosellina (in effetti da ex atleta qual è mi pare il minimo). La tipa ci illustra la camera, ci racconta della cucina, ci descrive doviziosamente il bagno e ci dipinge alcuni ristoranti della zona. Io ancora cerco ossigeno.

Finalmente la tipa esce e io mi butto a pelle di foca sul letto, mentre Nina scende a recuperare altre valigie in macchina.

Dopo qualche minuto mi affaccio alla finestra e vedo che la camera dà proprio su una delle strade principali del centro storico. Affollatissima di persone di tutte le età, ma soprattutto ragazzi. Mi fumo una sigaretta alla finestra e mi ributto sul letto (sì, mi sono anche lavata nel frattempo). Spero che il vociare si spenga verso le 11. Ma niente. Decido di leggere un po’ mentre Nina dorme placida e serena. Spengo la luce. Mi giro e mi rigiro, ma il casino è tale che mi pare di essermi sdraiata all’interno del bar di sotto. Inizio a sbuffare. Mi alzo. Altra sigaretta, mentre spero che inizi a diluviare in modo che ‘sta gente si decida a stare al coperto, piuttosto che a sberciare sotto le mie finestre. Macché. Ha piovuto tutto il giorno e adesso il cielo è limpido e pulito. Torno a letto. Mi rigiro come una tarantolata per un po’ e cedo finalmente al sonno.

Verso le 5 vengo svegliata dal rumore di uno sciacquone e da passi pesanti dietro la mia testa, da voci e persino dall’abbaiare di un cane. Salto sul letto convinta che qualcuno sia entrato in camera. E invece no. Sono i nostri vicini di stanza. E così scopriamo che le pareti sono di carta velina. Non riesco a riprendere sonno anche perché la vicina ha un’insidiosa vocina squillante e si è messa a ripetere la lezione di fisiologia vegetale. Interessante? Anche no. E sopratutto non alle 5 di mattina  e dopo una nottata insonne.

Ora. Chi mi conosce sa che se io se non dormo divento cattiva, acida e intrattabile. Così m’infilo di pessimo umore nella doccia, sperando che lo scorrere dell’acqua mi renda meno repellente l’umanità tutta. Mi vesto, mi trucco e infilo in valigia il resto delle mie cose sparse sulle sedie.

Mentre faccio per scendere gli ultimi scalini che mi separano dal portone d’ingresso, metto un piede di traverso. Per fortuna Nina mi acchiappa  velocemente per la maglietta. In quell’istante il portone si apre, il borsone mi scappa di mano e finisce dritto dritto addosso alla proprietaria che stava entrando, ricacciandola fuori. Una figura di M… di un certo livello.  Mi scuso in mille modi, salutiamo e usciamo in strada. Inizia a diluviare. La macchina è lontana e noi siamo senza ombrello.

Nonostante avessi bagnate anche le calze, arrivo in aula in orario, con trucco semi – perfetto e vestiti asciutti. Per la goia di due vecchietti che passavano nel parcheggio, mi sono cambiata in macchina gli abiti bagnati.

Viterbo? Molto graziosa, ma avrei bisogno di rivederla con calma…e soprattutto di guardarla senza occhiaie.

viaggiare

 

 

 

12 commenti » Lascia un commento

  1. Primi sintomi di vecchiaia. Fra qualche anno ti affaccerai al balcone urlando: “Andate a dormire drogati!!”. Anziana….

  2. Anche noi siamo stati a Viterbo ma abbiamo parcheggiato dentro e a 30 secondi dall’albergo. O mi hanno multato e non lo so, oppure boh!

  3. Ed in un viaggio può capitare, di ritrovarsi a contare tutto, quel che è stato di te. Quello che hai perso, quel che hai trovato, quel che hai goduto, quel che hai sprecato, quello che hai chiuso e quello di te che hai aperto.
    Ma la voglia di vivere, nel suo tratto scoperto, in un viaggio ti capiterà.
    Cose che passano, non ti voltare, non riuscirai a trattenere un giorno, un silenzio di più. Cose che passano, vestiti stretti, amori che hanno disfatto i letti, che hanno raccolto i semi e la sterilità, di una voglia di vivere che è già nostalgia, si entra in un’altra galleria.(Claudio Lolli)

  4. Ti capisco, sono come te e infatti dormo sempre con tappi e maschera perché basta la luce che filtra da sotto la porta per tenermi sveglia, e ho il marito che russa e adora dormire con le persiane aperte.
    Invidio ferocemente chi dorme ovunque

  5. Be se non altro non hai avuto dei piccioncini che si scambiavano effusioni , la cosa che odio di più i muri di cartapesta .

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