Mese: luglio 2014

Dimmi che colazione fai e ti dirò chi sei

L’ho già scritto in ogni dove che mi piace mangiare. Ma a dire il vero, il mio pasto preferito della giornata è la colazione. Da piccola, mi alzavo felicemente solo quando sentivo il rumore di ciotole e tazze provenire dalla cucina. E un odore aromatico e denso di caffè arrivava fin dentro camera mia. Ovviamente all’epoca quel caffè non era destinato a me, ma il suo profumo è da sempre impresso nella mia memoria olfattiva come sinonimo di casa e di famiglia. Mi alzo presto perché la mia colazione, per consentirmi di svegliarmi per bene e di non imprecare su un funesto epilogo della giornata, deve durare almeno mezz’ora. Vietato coinvolgermi in pensieri profondi o espormi problematiche escatologiche fino al momento in cui la tazza, che era servita a contenere il mio latte, non giace inerme dentro la lavastoviglie. Il Buongiorno con coccole, è invece gradito e pure auspicato. [Lo sa bene Nina, che una volta è scesa dal letto senza salutarmi per lasciarmi dormire e io ho le ho tenuto il broncio per due ore]. Le mie colazioni sono …

Ferie?! La vendetta di chi non va in vacanza: il #pielfieatwork

È vero che amo il mio lavoro di copywriter e bla bla bla. Ma un bla bla bla molto sentito, comunque, perché ho la fortuna di guadagnarmi da vivere facendo ciò che amo di più. Comunque questo post nasce per l’idiosincrasia che ho sviluppato nel vedere le foto dei vostri piedazzi in vacanza. Non ne posso più. Io le ferie, quest’anno, le passerò con la mia Signora a sistemare gli infiniti scatoloni di questo infinito trasloco, a pulire casa vecchia per renderla “commerciabile”, a pulire casa nuova per renderla abitabile, a capire chi sono e dove abito e a rincorrere i 3 adorabili mostrini in giro per i campi. E quindi ho escogitato una vendetta. Approfittando del blog dell’agenzia di comunicazione con cui collaboro, ho pensato bene di lanciare una rivendicazione. Una rivalsa trasversale, stavolta. Perché il problema del non andare in ferie riguarda tutt@: etero, gay, lesbiche, bisessuali, trans, scapoli, ammogliati, single contenti, single penitenti, famiglie del mulino bianco, famiglie arcobaleno, famiglie espanse, famiglie ricomposte e le varie infinite declinazioni. Insomma, per chiunque vedrà le vacanze solo …

Benvenuti nel cortile più gayo d’Italia

Sempre per la saga – Il mio vicinato- abbiamo aggiunto un tassellino. Mi sono svegliata all’alba per dare una parvenza di decoro all’esterno di casa (tanto per distrarmi dal casino che c’è dentro) e poi mi sono persa a gironzolare nei campi dietro casa. Ho camminato per un po’, lasciando vagare i pensieri in vortici di profondità esistenziali del tipo – ma le vespe a che cazzo servono? – oppure – devo ricordarmi di farmi le sopracciglia -. Dopo aver saturato la mente con tanta elucubrazione, rientrando, mi sono messa a giocare col cagnetto del vicino (della serie, voglia di lavorare – minimi storici) , un buffo meticcetto che spesso mi aspetta seduto fuori dalla porta di casa. Semplicemente se ne sta lì, a zampe conserte e ti fissa. Insomma. Io a volte parlo da sola e ho sempre parlato con gli animali. Li trovo degli interlocutori di un certo livello. Comunque ad un certo punto esce di casa il padrone del cane. Proprio mentre io parlavo con il cane di quel discorso delle vespe – animali inutili. …

Il tempo che divora

Ho corso tanto nella mia vita. Sono sempre stata divorata da un’ansia che mordeva lo stomaco. Dovevo fare – dovevo essere veloce – volevo il massimo nel minor tempo possibile. Mi sono sposata a 21 anni, avuto Ariele a 22, laureata a 24 con borsa di studio, avuto Brita a 29, separata a 30, trovato Nina a 33. Nel frattempo mi sono costruita una carriera gratificante, ho un lavoro che amo, ho sfatto e rifatto piani, riorganizzato un’esistenza. Sono stata brava. No, bravissima. Un mostro di efficienza. Un caterpillar davvero, come diceva il mio relatore all’università. Ma i cingoli schiacciano, calpestano e tritano. Mi sono persa tramonti, sorrisi, lacrime e abbracci delle persone che amo. Mi sono guardata allo specchio una mattina e ho trovato delle rughe che mi fissavano incredule. Ho ingoiato sospiri e vomitato dall’ansia. Ho pianto di notte per non disturbare, ho spinto l’acceleratore per arrivare, per eccellere, per dimostrare di valere qualcosa. Per riuscire a “meritare” amore e considerazione. Ho sbagliato molto, ma ho imparato di più. E non sprecherò altro …

Ah, vicina curiosa!

Come vicini non siamo certo il massimo del silenzioso e la presenza di due donne che abitano insieme e tre bambini non passa certo inosservata in un piccolo paesino. E così scattano le occhiate curiose dei vicini quando passano davanti alla nostra porta e i bisbigli. A noi questa cosa fa anche un po’ ridere. Ieri Ariele, mentre buttava la spazzatura è stato placcato da una vecchietta arzilla, comparsa – secondo le ricostruzioni – da dietro il cassonetto.  – Ciao, cosa fai? – Buongiorno. Eh…butto la spazzatura – Ah, e dove abiti? – In quella casa lì dietro – Ah. E di chi sei figlio? – Di mamma e papà. Ma non li conosce. Siamo nuovi di qui. – Ah. Però il tuo papà non abita lì? – No. I miei sono separati – Ah. Poverinoooo, che brutta cosa! – Ma no! I miei si vogliono bene e sono amici – Uhm. Ma qual’è la tua mamma? La rossa o la moretta? – La rossa – Ah…e la moretta chi è? – La compagna di …

Eureka! Ce l’abbiamo fatta

E siamo anche abbastanza vivi. Ok. Da giorni stiamo lavando l’unico paio di mutande rimasto, a mano. Nel lavandino. Siamo senza armadi, senza lampadari e senza lavatrice. Non ho connessione wi fi e mi sto arrangiando con una chiavetta del menga che mi è costata come una cena a base di pesce. I nani sono euforici, ma sembrano dei turisti in vacanza in un luogo esotico. Brita mi chiede il permesso per andare in bagno e la prima notte mi ha fatto guardare 17 volte sotto il suo letto, per assicurarmi che non ci fossero mostri pronti a divorarla nel sonno. Ariele e Ita, più prosaicamente, si sono limitati a cercare dov’erano finiti la wii e i dvd. Il fatto che tutti i loro vestiti risultino, al momento, introvabili non li ha scalfiti più di tanto. Ma siamo sopravvissuti. Più magre, più toniche, stanche ed irritabili. Ma vive. Nonostante i nigeriani che ci hanno aiutate a trasportare i mobili si siano rivelati poco abili e ci abbiano ammaccato più di una libreria. Nonostante il van da …

Di case disfatte, di cambiamenti epocali e di lati (B) positivi

Finalmente ho finito di trasportare tutte le mie cose nella casa nuova. La mia vecchia casa, denudata di tutti i suoi abitanti e depredata dai mobili e dagli oggetti, sembra la location di un rave. Il giorno dopo. Giornali vecchi sparsi sui pavimenti dove fino a pochi giorni fa giocavano i bambini. I pensili della cucina e del bagno aperti rivelano tutta la loro nudità. I muri testimoniano con macchie di colore l’assenza dei mobili che l’arredavano. Il giardino grida trascuratezza esibendo fiori inselvatichiti ed erba alta. Chiudere la porta mi ha fatto salire un gruppo alla gola. Quando ho comprato casa con Giuseppe, 3 anni fa, non avrei immaginato di doverla lasciare. E invece la vita ha preso un’altra piega e noi l’abbiamo assecondata. È stato un periodo faticoso, trascorso a macinare chilometri, a seguire i lavori, a preparare scatoloni, a regalare oggetti e vestiti ad amici e parenti. C’è molta stanchezza, tanto entusiasmo per la nuova avventura che ci aspetta ed un velo di malinconia dolce e appiccicoso come la marmellata. Sono felice, …

Famiglia è dove c’è Amore

Da piccola abitavo in un condominio abbastanza grande sul litorale romano. Davanti a noi viveva una signora. Era rimasta vedova a 35 anni e aveva dei figli grandi che ormai risiedevano fuori casa. Io amavo trascorrere i pomeriggi con lei. Era una donna con un innato amore per la cultura e l’arte. Mi piaceva immergermi nel suo salotto dalle luci soffuse e dalle librerie altissime. Tutt’intorno quadri ed oggetti appartenuti da sempre alla sua famiglia d’origine. La sua casa aveva un che di seducente splendore e decadenza. Un mondo affascinante in cui lei si rifugiava ore ad ore a leggere. Ero lusingata che mi facesse accedere a quello che per me era una sorta di regno magico. Spesso andavo da lei a giocare o a fare i compiti, aspettando che mi preparasse la mia merenda preferita: pane, burro e alici. Si chiamava (e si chiama tutt’oggi, nonostante abbia passato gli ’80, è ancora un’instancabile lettrice) Italia. Ma per me e per i miei fratelli si è sempre chiamata “zia Italia”, nonostante non ci fosse tra noi …

Come essere la mamma preferita. Essendo l’unica

– Mamma, lo sai che sei la mia mamma preferita? – Grazie, Brita. Hai solo me di mamma, vorrei anche vedere… – Sì, è vero. Però anche Nina è una mamma, anche se è la mamma di Ita. Però io preferisco te, ma non glielo dire – Ma amore, non è che si offende. Lei è la mamma preferita di sua figlia – Ah, dici? Quindi Ita non vuole te? – No, piccola – Ah, meno male. Già c’è Ariele che mi ruba la mamma – Ma dai! La mamma nono la ruba nessuno. E poi la mamma ha tanti sacchettini di Amore e ognuno di voi hai il proprio – Ma il mio sacchettino è grande o piccolo? – È infinito – Ma infinito è grande? – Certo! È grande come il cielo e il mare – Che bello, mamma! Anche io ti voglio un cielo di bene! Mamma… – Cosa? – Lo sai che hai gli occhi con delle righe gialle dentro che sembrano dei girasoli? – Davvero? Grazie, amoruccio di mammina… – …

Sto in una botte di ferro

Con sommo gaudio annuncio che i lavori di ristrutturazione di casa nostra sono giunti (quasi) al termine. So che anche voi non ne potete più di leggere i miei post deliranti sul trasloco. Resistiamo insieme. Vedo la luce in fondo al tunnel. E spero vivamente che non sia il treno. I tempi di consegna sono slittati, soprattutto per colpa di un perfido idraulico che, secondo noi, nella vita fa il gelataio ma si spaccia come idraulico per fare danni nelle case altrui. La moglie l’ha lasciato per la loro dirimpettaia non appena avevano finito di pagare il mutuo. E lui si vendica in questo modo sulle lesbiche che mettono su casa insieme. Non è vero. Sono io che mi sono data questa spiegazione. Perché un cialtrone così, spero di non incontrarlo mai più. È che quando ti metti a fare i lavori in casa, ne preventivi 5 e ne vengono fuori 32302039 milioni. Un po’ come quando vai a comprare dei calzini ed esci dal negozio con 15 reggiseni con abbinati slip, corpetti, sottovesti e pure un …