Mese: giugno 2014

Capire che sei lesbica con i cartoni animati degli anni ’80

Una delle domande che mi sento rivolgere spesso è: Come mai non ti sei accorta prima di essere lesbica? La mia risposta è sempre molto arguta e brillante, ed è Boh [o poco di più 😉 ] Poi ieri sera, commentando con i miei figli lo squallore di questi cartoni animati moderni, con grafica orribile e privi di una storia degna di tale definizione, ci siamo messi a guardare un po’ di cartoni vintage su You Tube. Inevitabilmente sono andata a ricercare i miei preferiti e in quell’istante ho avuto La Rivelazione. Avrei dovuto accorgermi da piccola che sono lesbica. Insomma, mi sono fatta due conti. Lady Oscar. Cartone lesbico per eccellenza (ma questo l’ho saputo solo molti anni dopo). La storia di questa ricca figlia di papà dal nome maschile ed abiti dandy mi ha sempre stregata, fin da quando guardavo la televisione seduta su una micro seggiolina di vimini, accanto all’acquario.  La Lady biondissima – bella, volitiva e tenace – teneva a bada uno stuolo di maschi, comandava la cavalleria e si trombava la Regina …

Ma ‘ndo vai se poi al Pride non ce stai?!

Allora. Post brevissimo al limite del messaggio da bacio Perugina. Domani – 28 giugno – un po’ di Pride in giro per l’Italia Giusto qualche riflessione: #1 Il Pride non è un’ostentazione di gente con le piume, unta&bisunta che cammina con le mani sul proprio e altrui pacco, inneggiando alla promiscuità sessuale #2 Durante i Pride non vengono distribuite droghe ai partecipanti etero per farli diventare a loro volta omosessuali #3 Per partecipare al Pride non è necessario essere omosessuali, ma semplicemente aver voglia di manifestare per quelli che sono diritti civili di tutti.  Insomma, nessuno vi chiederà il certificato di sana e robusta gayezza #4 Sono consapevole che io manifesto e combatto – contro l’ingiustizia di essere, in quanto lesbica, discriminata come cittadina di serie B – vivendo la mia vita alla luce del sole, tenendo aperto questo blog e sentendomi libera e felice come la protagonista di una pubblicità del lines seta ali. Ma la partecipazione ad eventi come il Pride è fondamentale per la causa #5 Chi pensa che il Pride sia una pagliacciata, lo crede perché non …

Eccesso di discrezione o omofobia mal celata?

L’altro giorno mi è capitata questa cosa. Ero ad una cena, in una tavolata di gente mista. Quegli inviti estivi a cui spesso mi sottraggo volentieri. Che poi non ho mai capito perché questa stagione inciti le persone a creare questi eventi sociali in cui la metà delle persone non si conosce – e se si conoscesse si eviterebbe – e l’altra metà risolve il problema, passando la serata ad ubriacarsi. Comunque. Già la prima presentazione parte malissimo. O forse ero io che avevo la modalità acida inserita. Fatto sta che si avvicina una mia conoscente, trascinando una ragazza per la mano. E ci presenta con un: – Vieni Carla, ti voglio presentare Veronica. Sai la mia amica lesbica di cui ti ho parlato? La mia amica lesbica?! Eh che sono? Un animaletto esotico? Un alieno? Tipo Vieni, ti presento la mia amica con i tentacoli e le squame verdi di cui ti ho parlato. Che poi. Io non è che presento la gente declinandole l’orientamento sessuale. Chessò: – Vieni Pinco Palla, ti presento Gigia, l’amica …

Una mattina mi son svegliata…

…e ho trovato 3 figli e una compagna. O meglio, io due figli li avevo già, e pure una compagna. Che a sua volta aveva già una figlia. E allora? Il fatto è che io STAMATTINA mi sono svegliata e ho realizzato che non sono più solo la mamma di Ariele e Brita e la ex moglie di Giuseppe. Ma che sono pure la compagna di Nina e la mammigna (neologismo che sta per matrigna meno acida di quella di Cenerentola) di Ita. Ho scoperto l’ovvio? Beh, può essere, ma oggi sono in loop su questa constatazione, solo apparentemente banale. Hai presente quando realizzi di aver visto un oggetto per così tanto tempo da non averlo mai davvero guardato? Finché un giorno, per un motivo sciocco ed apparentemente insignificante inizi a rigirarlo tra le mani e a notarne i particolari. Lo hai avuto sotto il naso per 10 anni e non ci hai mai fatto caso. Ecco. Una roba così. Improvvisamente mi sento scissa (e pure un po’ agitata_A e un po’ nervosa _A – …

La sorellanza, sai, è come il vento…

Margherita&Margherita hanno stabilito un sodalizio di sorellanza. Complice, forse, il possedere lo stesso nome. Fatto sta, che dopo aver passato diversi mesi ad annusarsi ed a stabilire i rispettivi confini, ultimamente sono appiccicate una all’altra come la panna montata sul gelato. Cioè, stanno insieme in equilibrio precario finché, imprevedibilmente, litigano. Che figo! Abbiamo pensato io e Nina, dal momento che una delle nostre maggiori preoccupazioni sulla nostra famiglia arcobaleno_ ricostruita_allargata_moltiplicata_estesa &vattelappesca, era proprio come si sarebbero amalgamati tra loro i tre virgulti. Ora sembrano proprio 3 fratelli veri: amore&odio a dosi variabili. Ariele si è tirato un po’ fuori dai giochi. Adesso è troppo preso dai suoi Sturm Und Drang preadolescenziali per rendersi conto di ciò che accade intorno a lui. Spesso le guarda schifato e si ritira nelle sue stanze a trafficare. Le due serafiche bimbette, invece, sono a tratti  così sdolcinate da provocarci picchi insulinici a livelli preoccupanti. Hanno inventato persino una filastrocca: Sorelle, gemelle amiche per la pelle. Noi non li litighiamo mai e ci vogliamo bene assai. Quando si dice che la letteratura …

E si fa presto a dire “bidet”

Il bidet. Alzi la mano chi non lo conosce. Per noi italiani è uno di quegli oggetti che, nella vita, inizi a dare per scontato fin dalla tenera età. Cori – poco angelici – di mamme di svariate generazioni ci hanno perseguitati, nelle fasi idrofobe della vita, con il richiamo ancestrale di: Ti sei lavato tutto? I denti? I piedi? E ti sei fatto il bidet? E il bidet si fece verbo. Perché, se non si vuol rischiare di essere prosaici, il vaso da abluzione intima, diventa la parafrasi più politically correct dell’ampolloso “lavarsi le pudenda” o “lavarsi il sedere + l’oggetto che avete sulle retrovie anteriori”. Ci siamo capiti, non sollecitate la mia toscanità verace. Dicevamo. Codesto oggetto, facendo un rapido giro sul web, è considerato indispensabile principalmente dagli italiani, a seguire dai greci, dai brasiliani, dagli argentini e dagli spagnoli. Quasi del tutto sconosciuto o poco apprezzato dal resto dell’umanità. Ha un nome francesissimo et très chic, perché il suo inventore è stato un tale Christophe Des Rosiers che in pieno barocco decise che, …

Sopravviverò anche a questo trasloco?! 2 mamme e 1 delirio

Io – che all’ultimo trasloco (il numero 3 ) ho squartato lo scatolone superstite al grido di “Non mi avrete mai più. Se mai dovessi ricambiare casa, brucio tutti i miei beni e vado a vivere in tenda” – mi ritrovo alle prese con il trasloco numero 4. Ed è solo l’inizio. Temo che di post con la narrazione dei nostri drammi ne seguiranno altri. Ma lasciate che io vi delizi con un tratteggio un po’ più nitido sulla nostra situazione attuale. È giugno. E le scuole sono chiuse. Il che vuol dire che i nostri tre figli zompettano per casa dalle 6 del mattino alle 9 di sera (e poi spiegatemi, per favore, per quale motivo dovrei considerare una benedizione l’ora legale). Per lo meno in inverno alle 19 li posso convincere che è ora di andare a dormire perché è buio. La nostra canzone dell’estate è formata da vari mantra che variano nel contenuto ma iniziano tutti con “Mammaaaaa” e si susseguono e si accavallano a ritmi martellanti. Le zanzare imperversano felici. Credo che nel mio giardino, oltre …

E brava Findus – che è passata dal capitano saccente al coming out nella pubblicità

È vero, lo ammetto. Per me la Findus è sinonimo della mia infanzia. Non che la mia mamma facesse strabordare il freezer di bastoncini di merluzzo e sofficini, però ogni tanto li comprava e io passavo almeno mezz’ora a tentare di far uscire il sorriso mozzarelloso dall’impanatura, come vedevo fare dai bambini della pubblicità [cosa peraltro impossibile e che ha creato frustrazione a più di un bimbetto] In questi giorni in televisione gira lo spot dei 4 salti in padella, in cui il protagonista, dopo aver invitato la madre a cena, gli presenta il compagno. Ovviamente, anche su questa pubblicità, ci sono state reazioni negative. C’è il feticista che ha storto la bocca perché non si vedono i volti dei protagonisti. C’è il  polemico inveterato che non  vede la necessità di proporre una pubblicità di omosessuali che fanno coming out. C’è il livoroso che è ancora arrabbiato perché negli anni ’90 non è riuscito a finire la collezione delle sorpresine. Io invece sono proprio soddisfatta. Finalmente anche i brands si stanno rendendo conto che le persone …

E nel ruolo della perfida matrigna: io!

Non avrei mai pensato di fidanzarmi con un’altra mamma. Forse perché, buona parte delle mamme che conosco, non la sopporto. Mi terrorizzava l’idea che avremmo trascorso le nostre serate insieme a parlare di capricci, malattie infantili e giochi preferiti. Quelle robe tipo: – Ah, sai mio figlio è appassionato di calcio. È un vero campione! Pensa che ha solo 3 anni, ma il mister l’ha già notato. Si vede da come corre che è portato! Io ce lo vedo proprio che alza felice la coppa del Mondo! Oppure – Ma che carino questo ristorante. Che serata romantica! Toh, ci hanno portato l’antipasto…Ti ho raccontato di quella volta che mia figlia ha vomitato della roba verde su un piatto di tartine? Oddio, che ridere! Erano proprio come queste qui! Ma non un vomito normale, proprio verde intenso, con dei grumetti gialli più densi. Solo l’idea mi creava un crampo allo stomaco.  È per questo che il rapporto con Nina, all’inizio, non voleva essere niente di più di una profonda amicizia. Venivo da esperienze di coppia che mi avevano …

Il cerchio delle vita? Macché. Il circo, semmai.

Mi guardi serio e mi fissi negli occhi. Li conosco bene, quegli occhi. Stai un attimo in silenzio e scandisci bene ogni sillaba. – Mamma. Io – sono – grande. Grande?! Le montagne sono grandi. Il mare, lo spazio, l’universo, l’amore, l’odio sono grandi. Ma non tu. Non ad 11 anni. Anche se sei più basso di me solo di un palmo. E non è passato così tanto tempo da quando,  quel palmo, riusciva a contenere quasi tutto il tuo corpicino neonato. Eppure sei cresciuto. E io dov’ero mentre tu crescevi? Dov’ero quando acquisivi la tua personalità, le tue idee? Quando costruivi amicizie e progetti? Quando sei passato dall’andare sul triciclo al camminare a passo così sicuro nella tua vita? Dov’è che mi sono persa un pezzo di te? Ora ti guardo e vedo il tuo desiderio di distacco, di circoscrivere un confine tra te e me. Ora ti senti grande. A settembre andrai alle medie. E questo ti autorizza a sentirti cresciuto ed indipendente. Mi sembra troppo. Troppo presto.  Eppure so che  è giusto. Che non …