Nuda veritas
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Il toporiccio e le false apparenze

Da piccola era una cittadinella con la vocazione per la vita contadina. Abitando in un appartamento in città, aspettavo con ansia le vacanze nella casa dei miei nonni in Toscana. Vivevano in un casolare circondato da vigneto, con tanto di stalle, concimaie e tutte quelle robe lì. Un regno meraviglioso tutto da scoprire, per una bimba di 7 anni.

Passavo ore ed ore ad esplorare i campi alla ricerca di animaletti, piantine. E mi perdevo regolarmente. Tant’é che ho iniziato presto a capire che nel mio cervello mancava del tutto il software del navigatore.

Un giorno come tanti, mentre girovagavo senza meta e scopo nei pressi della casa, m’imbattei in un animaletto che a me parve un po’ addormentato. Ero convinta fosse un riccio un po’ svampito che aveva perso la strada di casa e l’empatia verso quell’esserino rincoglionito, mi venne naturale e spontanea.

Senza pensarci due volte lo presi in braccio e, coccolandolo, mi misi a chiamare a squarciagola i miei, per mostrare loro il mio piccolo tesoro.

La reazione dei miei mi lasciò a dir poco sconcertata. Iniziarono a gridare di buttarlo per terra, con facce bianche dalla spavento.

Io non capivo e continuavo a stringere la bestiola che cercava anche di mordermi. Ma io niente. Il San Francesco con boccoli biondi alla Clerici che alberga dentro di me, m’impediva di vedere e capire.

Le grida dei miei si facevano sempre più incalzanti, ma nella confusione del momento, ci misi un po’ a realizzare che la bestiola che amorevolmente stringevo in braccio, altro non era che una pantegana di 3 chili.

Alla parola “topo”, mollai schifata la presa e il topone si trascinò lentamente in un anfratto sotto la stalla.

Ancora mi devo riprendere dallo schock. E credo anche i miei.

Ripensandoci bene in questi giorni, posso dichiarare con assoluta certezza che ancora oggi sbaglio nel giudicare le persone. Spesso mi è capitato di dedicare cure amorevoli a persone che poi si sono rivelate tutt’altro da ciò che si erano mostrate.

Forse avrei dovuto far tesoro di quell’esperienza, in modo da smettere di scambiare pantegane per animaletti più dolci.

Illustrazione by Marianna Marigo

Ma “se a pensar male si fa peccato” – come diceva mia nonna, è anche vero che si risparmierebbero un bel po’ di delusioni.

Devo ancora capire per quale motivo alcune persone amano spacciarsi per ciò che non sono.

Meglio una pantegana vera, che un riccio presunto. O no?

 

42 Commenti

  1. La bambina che coccolava le pantegane 😛
    Comunque è sacrosanto, “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”, ed è meglio un peccato in più che trovarsi a dormire abbracciati a un ratto di fogna travestito da riccio. Pero’, se ci si pensa, è un po’ triste…

    • ElleBi dice

      yaxara sarà l’ambiente universitario a renderci piu stronze e sospettose della media? 😛

      • ElleBi dice

        Ma io intendevo quell’attaccamento masochistico nei confronti degli atenei… dottorato, vita da ricercatori super precari, trasferimento all’estero, etc. etc.
        I 5 anni all’università per una “normale” laurea non bastano per diventare cinici 😀

        • La ricerca super precaria, celo. Però è una riflessione interessante…mi darebbe anche delle risposte 😉 Solo che il cinismo urbi et orbi non va bene, andrebbe direzionato 😀

  2. Siamo un po’ tutti dei toporicci, volente o nolente. E’ lo spirito di sopravvivenza che ci porta ad esserlo, per non essere schiacciati. Anche tu potresti essere considerata un toporiccio dal tuo ex-marito, o no? 🙂

    • Si e no. Io ero convinta di essere riccio. Quando mi sono scoperta “pantegana” mi sono palesata. Il brutto è non volersi svelare e non lasciare all’altro la possibilità di scegliere come rapportarsi 😉 Magari scopri che la “pantegana” ti piace pure! 🙂

      • Infatti, volenti o nolenti, non tutti lo fanno apposta. Magari anche la pantegana si sentiva riccio, e le piacevano le tue coccole….. mamma mia, io odio topi e serpenti, sto male solo al pensiero!!

  3. Come te, non sono brava a giudicare le persone. Siccome io non racconto balle, e mi mostro per quella che sono, credo istintivamente che questo valga per tutti. Il che, riflettendoci, so non essere vero.
    Quello che mi ha fregata più di tutti è stato il padre di mia figlia. Gli ho creduto per tanto tempo, ho creduto che volesse impegnarsi per una famiglia nata un po’ per caso, poi m’è toccato prendere atto della realtà nel peggiore dei modi.

    • Ti capisco. Mi sono sentita ingannata e tradita. E prendere atto della realtà è sempre doloroso. E spesso non c’è nemmeno modo di confrontarsi, perché se non c’è la volontà di essere autentici e metterci la faccia, non c’è possibilità di comprendere.

  4. FRANCESCA FILIPPELLI dice

    CHE SCHIFO IL TOPO IN BRACCIO!!

    IO CRESCIUTA IN CAMPAGNA E APPASSIONATA DELLA VITA LIBERA A CONTATTO CON LA NATURA, NON HO MAI TOCCATO UN TOPO!

    CARA VERONICA, CAPITA ANCHE A ME DI DARE ”PERLE” AI PORCI !!

  5. ElleBi dice

    anche perchè una pantegana mezza addormentata secondo me è sinonimo di pantegana malata… miracolo che tu sia ancora viva 😀
    Io per principio non mi fido di nessuno, per questo i miei amici dicono che sono “abrasiva” (o cinica o a pH 2, etc)…certo, le mie fregature le ho prese anche io (perchè in amore abbasso la guardia), ma un po’ di cinismo nella vita aiuta a sopravvivere in questo mondo di sciacalli.
    Forza e coraggio, ti mando un abbraccio di consolazione

  6. Credo che la cosa possa essere molto più complessa, se si esclude la “pantegana opportunista” ed è abbastanza facile da riconoscere, perché è quella che ti farà sempre e solo complimenti, e sappiamo che nessuno può meritare solo complimenti.. La commessa del negozio mi disse, mentre mi provavo la gonna: è perfetta sembra fatta su misura per te … Io le lanciai un’occhiata di disprezzo, la gonna doveva essere appena sotto il ginocchio, a me arrivava alle caviglie..
    Andando oltre; spesso ci dicono chiaramente che sono delle “pantegane”, ma siamo noi che vogliamo continuare a vederli come ricci.. perché ci fa piacere così.. come spesso può accadere che molti ci considerino diversi da quello che sappiamo di essere, ma li lacsiamo credere, perché ci fa piacere essere considerati degli scoiattoli, per vanità,non per altro, solo per vanità, non facciamo nulla perché ci considerino uno scoiattolo ma nemmeno diciamo che non siamo scoiattoli..
    Io tutte le volte che un riccio si è verificato essere una pantegana, mi dico “Non ci casco più”, e il giorno dopo ci casco con tutti e due i piedi.. Ho sempre pensato che la gente sia migliore di quello che realmente è, e che tutti siano meritevoli delle mie attenzioni.. Questo, per fortuna o purtroppo è il mio carattere.. Gli errori ci fanno diventare più forti? Sinceramente non lo so!
    Verso la fine del secolo che è da poco terminato, facevo l’università, e dividevo l’appartamento con tre compagne, si metteva in un barattolo del caffè i soldi per pagare l’affitto.. un giorno sparirono, (i soldi, non il barattolo.) e poteva essere stata solo una di noi, non si è mai saputo chi è stato, so solo che io non ero stata. La pantegana ladra, non aveva ne la mascherina ne il passamontagna, quindi rimaneva solo il sospetto… Una di queste tre ex compagne oggi è una nota professionista, ed è l’unica che ho rivisto da quei tempi, per me è sempre stata la maggiore indiziata del furto.. un giorno mi disse: Se avevi bisogno potevi rivolgerti a me, siamo vecchie amiche.. ed io: No mia cara non siamo amiche, di te non mi fido, sei una pantegana ladra.- ma questo l’ho pensato e non l’ho mai detto..

    • Di pantegane che ammettono di esserlo, ne ho conosciute poche. Che poi, ad essere pantegana, non c’è nulla di sbagliato, solo non spacciarti per ciò che non sei, non emanare proclami sulla tua “ricciosità” per poi farti cogliere a “panteganare”. Insomma “keep calm and be a pantegana” 😀 E ad essere sincera, posso vantare anche io una pantegana ladra. Una mia ex non mi ha mai resstituito dei soldi che le avevo prestato, motivando la decisione con un “Beh, lo considero il magro compenso per aver fatto da baby sitter ai tuoi figli”. Carina, no?

      • Forse, più che una “pantegana ladra” è una pantegana che chiede il rimborso spese, ce ne sono, quante quelle che dopo tre mesi hanno nostalgia del marito.. .. sui proclami sono d’accordo, anche se devo dire che in questo bosco di metafore mi stò un pò perdendo….

  7. Mi sono sempre vantano. di saper riconoscere le pantegane, quando non giudico col cuore, quando usi il cervello è più difficile essere ingannati.
    L’unica cosa che non capisco è che quando si parla, sono tutti onesti e sinceri, tutti dicono quello che pensano.
    Un suggerimento , non fidatevi mai di chi quando vi parla non sostiene lo sguardo, o passa il tempo a passarsi le mani nei capelli.
    Non fidatevi di quelli che finita una frase cercano lo sguardo di altri, come sostegno.
    Di quelli che parlano senza rughe di espressione.

  8. Direi che questa storia può essere un’ottima fiaba con morale e tanti contenuti!
    A discolpa della pantegana c’è da dire che lei se ne stava per i fatti suoi e non si è spacciata per un riccio…tante volte non sono gli altri a fingersi diversi, ma noi a non vedere (per innocenza o sindromi crocerossiniche o amorosa cecità…). 🙂

  9. Sonny dice

    Molto bello questo pezzo. Ieri m’è sfuggito, sarebbe capitato proprio a fagiolo 😉

  10. Ad un’età che non è più quella grazie alla quale ci chiamano bambini,
    dovremmo aver capito che l’errore sta negli occhi di chi guarda.
    Nelle sue aspettative e proiezioni e nei suoi nascondigli.
    Nel racconto è proprio chiaro: la pantegana se ne stava lì vestita da pantegana
    e la bambina la raccoglie immaginando sperando credendo che sia un piccolo riccio.
    Ammettiamo pure che la pantegana dormisse proprio come un riccio..
    rimane comunque il fatto che PANTEGANA ERA!
    Più spesso di quanto crediamo siamo responsabili delle nostre delusioni…
    Le misure pre (e post) – ventive sono una gattaccia che ognuno si pela da solo
    con rischi e responsabilità annessi…
    quindi.. frignare meno e conoscersi deppiù.

  11. Non ho mai reso in braccio pantegane, ma – non per spirito sanfranceschiano, a dispetto del mio nome, quanto forse per fame -, so che a tre anni, raccolsi un meraviglioso e enorme esemplare di blatta rossa con ali e me la misi in bocca decisa a mangiarla. Mia mamma racconta che si fiondò, urlante, con la mano dentro la mia bocca e mi tolse la merenda… Ancora oggi, dopo 40 anni, se penso a questa cosa, mi viene di andarmi a sciacquare la bocca… 🙂

      • poverA dimenticavo di dire che e’ femmina…pero’ anche le nutrie vere e proprie sn carine

        essendo invece la pantegana un topo forse i tuoi avevano paura che ti mordesse

          • Ultimamente mi sono trovato un topolino in giardino, diciamo che l’ho dedotto. Sotto una beola c’era una tana con tante mollichine di pane, ho il bidoncino dell’umido tutto mordicchiato con i sacchetti lacerati e la mia cagnolina che impazzisce e trascorre le sue serate a fare la sentinella fuori al freddo, tutta bagnata e ho paura che si ammalerà, sta scema. Mia moglie non vuole le maniere forti con trappole mortali, del resto neanch’io. Ho comprato una gabbietta dove dovrebbe rimanere intrappolato, ma non si è ancora visto. Come esca gli ho messo un bocconcino di pane con la nutella, dicono siano ghiottissimi, ma nulla da fare. Consigli?

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