10 frasi killer da non dire quando litighi con lei – per lesbiche che hanno deciso di dire NO all’aggressività (ma sì, alla gastrite)

L’altro giorno, mi sono imbattuta in questo articolo  e mi son detta “alla faccia degli stereotipi di genere”, qui mi s’invita a nozze. In questo condensato di saggezza s’induce a non demonizzare la discussione, ma a considerarla – giustamente – come fonte di confronto e di crescita della coppia.

E si consiglia di “riformulare” alcune frasi, affinché non diventino dei rasoi affilati, pronti solo a ferire, piuttosto che a trovare un punto d’incontro [cosa che dovrei imparare, dal momento che nei litigi sono velenosa come una Vipera del Gabon]

E così, ho deciso di stilare una classifica di frasi da non dire MAI alla fidanzata in caso di litigio.

I “Sei peggio della mia ex”

Dopo ore ed ore passate a demonizzare, esecrare, distruggere, mortificare la tua precedente fidanzata, dipingendola come il peggiore dei mali dell’umanità, seconda solo all’ebola, questa è una frase assolutamente da evitare.

L’esperta consiglia il più conciliante – Con questo tuo atteggiamento, mi fai rivivere degli episodi, per me dolorosi, che ho già dovuto affrontare in passato

II “Non ho nulla”

Una delle mie frasi preferite quando sta per scoppiare la valvola di sicurezza. Dopo questa dichiarazione s’innesca una bomba di svariati Kilotoni che difficilmente può essere disinnescata, anche da mani esperte di lesbiche rodate.

L’esperta consiglia il più onesto – Sono offesa /turbata per ciò che mi hai comunicato. Avrei bisogno di alcune delucidazioni in merito

III “Lasciami da sola”

Una donna che si esprime così, crea disagio. Lo pensa davvero? O è un bluff che significa l’esatto contrario? Per la maggior parte dei casi, l’interpretazione che darete sarà sbagliata. Sempre. Se ve ne andate, lei vi accuserà di averla abbandonata in preda alla disperazione. Se rimanete, lei vi odierà perché si sente soffocata e privata dei suoi momenti di solitudine.

L’esperta consiglia il più diplomatico – Vorrei trascorrere qualche minuto in solitudine, affinché io possa recuperare la lucidità necessaria a continuare la nostra discussione

IV “Perché tu un mese fa…”

Quanto è bello nel caos totale di un litigio – pardon, confronto animato – tirare fuori degli aneddoti storicamente incollocabili, illeggibili anche con le verifiche del radio carbonio?! Fatti ed eventi sepolti dalla polvere di ere geologiche, che la mente umana non può ricordare, utilizzati al solo scopo di confondere l’interlocutore ed instillare un sottile senso di colpa per ottenere il consenso.

L’esperta consiglia il più assertivo – Amore, parliamo di questo episodio. La vita non deve per forza svolgersi come una puntata di L World –

V “Sembri tua madre”

A meno che non stiate frequentando una delle figlie di Grace Kelly, questo non è il massimo del complimento da rivolgere alla propria fidanzata. Per quanto possa stimare la madre, una donna si sentirà sempre ferita dal paragone. Figuratevi se, con la donna che l’ha messa al mondo, ha pure un rapporto conflittuale (98% dei casi).

L’esperta consiglia il più serafico – Cerca di cambiare atteggiamento, questo mi crea una certa dose di nervosismo che presumo sia dovuto al fatto che il mio inconscio lo associa al comportamento di tua madre –

VI “Ha fatto bene la tua ex a lasciarti”

Non infieriamo. Tutte siamo state lasciate. Perché andare a riaprire un tassello doloroso? Stiamo discutendo, non facendo la biopsia alla nostra compagna. Non è necessario cercare il punto di maggior dolore possibile per “vincere”.

L’esperta consiglia il più soft – Evita l’argomento ex fidanzate. Punto –  [Anche l’esperta inizia a dare cenni visibili di cedimento]

VII “Avrei fatto meglio a corteggiare la tua amica”

Questa è una frase così infelice che mi auguro non sia mai stata pronunciata veramente.

L’esperta consiglia il più consono – Fanculo!

VIII “Non è che sei così acida per quei chili in più che hai messo su ultimamente?”

Mai. Mai. Mai. Ad una donna non si recriminano i chili in più. Nemmeno se l’avete beccata a letto con la vostra migliore amica. Vabbé, forse il quel caso si può.

L’esperta consiglia l’assertivo – Se hai fame di cattiveria, morditi la lingua –

IX “La cena di ieri sera era immangiabile, ho finto che fosse buona…”

Fingere non è mai la soluzione al problema. Che sia il finto gradimento di un manicaretto o un orgasmo simulato, poco cambia. Mentire è mentire. Punto. Per cui, evitate di simulare apprezzamento fasullo. Meglio una schietta verità, che vomitare gli avanzi il giorno dopo, durante la discussione.

L’esperta consiglia la ricetta – Non mentire per compiacere e poi rinfacciare. La prossima volta ordina una pizza take away

X “Anche il mio gatto non ti sopporta”

Ancestralmente e sciamanicamente legate al gatto, le lesbiche conferiscono a questo quadrupede, sacro anche agli Egizi, capacità divinatorie. Se in caso di tafferuglio, la gentile bestiola, manifesta segni d’irritabilità, siete spacciate. Non c’è alcuna possibilità di negoziazione a vostro favore.

L’esperta consiglia il prosaico – Prendi il gatto e mettilo nel sacco –

una foto di me durante una discussione

P.S.

Ovviamente i consigli dell’esperta sono universalmente validi. [Dice…]

58 commenti » Lascia un commento

  1. Io quando litigo sembro un serial killer armato di mazza da baseball, non ce n’è per niente e per nessuno. Però sul peso e sui miei ex non infierisco mai: il mio compagno grasso lo è davvero ed è dolorosamente a dieta, e col campionario di psicopatici che posso vantare difficile pensare anche solo per un attimo che lui sia peggio…

      • Ti dico solo che il meno psicopatico quando gli dissi di uscire pure coi suoi amici senza di me (omisi che li detestavo) rimase a casa a sbuffare e borbottare finché, irritata, chiesi cosa avesse…e lui rispose che sapeva che gli dicevo di uscire ma intendevo il contrario… lì mi arrabbiai davvero e ci scappò la litigata.

  2. Io la cosa che odio di più è la recriminazione su episodi di anni luce fa! Altro che esperta, lì mi partono suon di ceffoni!!! 😀

  3. Il consiglio dell’esperta al punto VII (Fanculo) secondo me si può replicare per altri punti 🙂
    Certo, in questo modo la discussione sarebbe un pò monotona…ma vuoi mettere la soddisfazione??!E senza grossi ferimenti! Oh sì? O.o

  4. Tuttoccciò mi conferma che ho dei seri problemi! 🙂
    Non riesco proprio a litigare. Anche quando vorrei e ce ne sarebbe bisogno finisco per lasciar perdere.
    In compenso ho la gastroscopia dopodomani! :E

  5. “Perché tu un mese fa” è l’unica che non mi si addice 🙂
    Essendo uomo ho la memoria come i pesci rossi (5 secondi) e quindi non potrei mai e poi mai dirla.
    Di solito la subisco 🙂

    Infine tu, a mio avviso, stai ottenendo un risultato meraviglioso: quello di far dire al lettore del tuo blog: “che palle ‘ste lesbiche…le stesse cose potevo dirle io” 😉
    Insomma: siete troppo normali!!!!! 😀

    E comunque è veramente un piacere leggerti

    Alex

  6. Tra tutti quello che sopporto di meno detto da una donna è : io non nulla .
    Perché di solito te lo dicono con una faccia che pure un cieco vede che c’è qualcosa che non va . E se insisti a chiedere è ancora peggio . La faccia è sempre più cupa. Come diceva il mio prof all università : la donna è in sistema non lineare di grado n, in parole povere irrisolvibile .

  7. Un altra cosa che non sopporto sono le persone che quando si rompe un rapporto cominciano ad evitarti , soprattutto quando per un motivo o per l’altro ci si vede tutti i giorni. E se chiedi : Ma mi stai evitando ? Ti dicono no. Ma cosa ti costa ammetterlo ? Mi viene il nervoso solo a pensarci .

  8. Spero che tanti portatori di pene, e affini, leggano questo simpatico brano. Ahah :3 comunque, parlando per me, nel bel mezzo di una discussione, non mi ci vedo molto a dire quelle frasi setafiche. Sto migliorando, però! !!

  9. Sono laureata in “Perché tu un mese fa…” ma anche “quella volta 15 anni fa…” ho fatto dei master come puoi capire 😉

  10. Concordo con l’esperta su tutto. In particolare sul VII che mi ha fatto cadere dalla sedia dal ridere e potrebbe costituire un’attenuante in caso di omicidio!

      • Personalmente non credo allo standard ‘lesbiche-jene’. Si può essere lesbiche e avere rapporti civili, privi di velenosi rinfacciamenti o rancori. Credo sia più una questione di carattere della persona che di genere o identità sessuale. Avendo avuto relazioni solo con donne posso affermare che ci sono molte lesbiche razionali e capaci di moderare le loro emozioni. Era una precisazione: giusto perché io non mi sento rappresentata in questo decalogo.

        • Per fortuna Sveva. Credo che nessuna si senta rappresentata. È ovviamente un’estremizzazione che gioca su degli stereotipi. Questo post nasce per scherzare su un artcolo apparso sul settimanale di repubblica, di cui trovi il link all’inizio. Non credo davvero le lesbiche siano iene. Sarebbe curioso fossi proprio a sostenere una tesi del genere 😉

  11. Naturalmente avevo capito il lato ironico della cosa: mi fa molto strano solo pensare che una persona da poco nell’ambiente omosessuale, ne intenda conoscere così bene i profondi risvolti umani, spesso dolorosi e, ahimè, poco divertenti. L’aspetto della solitudine delle persone gay e lesbiche, per esempio, che per la loro natura non hanno figli o famiglie allargate di alcun genere, mi pare venga abbastanza ignorato, in genere. Non è una critica, ma un invito, visto che il tuo blog si configura come una pagina di difesa di tutti noi, a considerare anche questi risvolti, forse meno spettacolari di tante tue funamboliche vicende quotidiane, ma purtroppo reali.

    • Come scrivi tu stessa, non è questione né di genere, né di orientamento, ma di sensibilità delle persone. A 33 anni mi sento sufficientemente serena da poter ironizzare su aspetti che mi coinvolgono personalmente e su risvolti, anche dolorosi, della mia vita. In questo blog racconto la mia esperienza personale, non mi arrogo la presunzione di proporre soluzioni di vita. Sono fermamente convinta che ogni percorso e storia abbia la propria dignità e il proprio bagaglio di gioie ma anche di sconfitte e sofferenze. Dipingere il mondo omosessuale come un luogo tetro di persone infelici e sole, non solo trovo sia errato, ma che vada anche a confermare uno stereotipo pericoloso: quello che le persone lgbt vivano in un mondo “diverso” e brutto. Non credo ci sia un periodo minimo di presenza nell’ambiente omosessuale per capire che ci sono- per fortuna- coppie felici, famiglie con figli, famiglie con gatti, single che stanno bene così. Il mondo è vario. Ed è fatto di persone, tutte a loro modo “funamboliche” nei confronti della propria vita. T’invito a leggere anche gli altri post, magari potrai capire meglio a cosa mi riferisco con questo commento. Grazie Sveva per le tue osservazioni, mi fa sempre piacere potermi confrontare.

    • Accidenti! Non vorrai mica confermare lo stereotipo della lesbica livorosa ed aggressiva, contro cui tu stessa ti sei scagliata? La mia penna si concede di essere ironica e serena perché rispecchia ciò che sono. Se non lo fossi non ci metterei la faccia sempre, nella vita come su questo blog.

      • Ho detto non ‘docile’, non livorosa e aggressiva: non mi sento parte di nessuna comunità e di nessun insieme umano, ma solo una persona critica con se stessa prima che con gli altri. Non mi piace metterci troppo la faccia semplicemente perché vedo il mio essere lesbica come una delle molteplici caratteristiche di me, né più e né meno di avere una certa altezza o colori di capelli. Non mi piace essere discriminata, dunque vivo tranquillamente il mio essere lesbica con chi so che è abbastanza intelligente da capire. Con gli altri, a parer mio, non c’è neppure da sprecare tempo. Ultimamente, ti dirò, sono anche abbastanza avversa all’attivismo che mi sembra spesso scadere in un corporativismo vuoto e spesso privo di proposte davvero valide. In sintesi: dopo anni di arrabbiature per discriminazioni o cose simili, me ne sto alla finestra a guardare, un po’ come il naufrago che osserva, in salvo dalla riva, la sua barca affondare. Non sono in salvo, ma, alle volte, anche le lotte troppo esibite assumono il sapore di una facciata logora. Siamo sicuri di non voler, ad esempio, scimmiottare in ogni modo la felice famiglia etero con i nostri comportamenti? Ne abbiamo davvero bisogno? Abbiamo davvero bisogno di un surrogato del matrimonio, per esempio? O di benedizioni sociali? Non prenderla come un attacco, perché non lo è. Come ti ho detto, sono solo riflessioni di una vecchia lesbica di lungo corso che ci ha creduto. Ho usato il passato. Volutamente.

        • Quelle che tu definisci “benedizioni sociali” io li chiamo diritti civili. Mi spiace leggere tanta rassegnazione, perché se siamo noi omosessuali per primi, a legittimare le discriminazioni, ci si prospetta davvero un futuro misero. La mia famiglia esiste e non necessita di scimmiottare alcunché. Il silenzio ha da sempre benedetto le persecuzioni. Ed essere autentici, non vuol dire esibire una lotta. Se avessero ragionato tutti così, i neri in America non voterebbero e neppure le donne. In questo Paese si sta regredendo paurosamente, sia a livello culturale che sociale. Per questo credo sia importante il contributo di ognuno. L’ unico modo per salvarci è salire tutti su quella barca, ognuno con i propri bagagli esperenziali e iniziare ad essere protagonisti del cambiamento che vorremmo.

  12. Non sono rassegnata, ma solo realista. Ero già attenta ai diritti civili quando seguivo le riunioni delle commissioni parlamentari su Di.Co, Pacs, pinco-pallino e via dicendo. Ho visto tutti i documentari, film, corti possibili e immaginabili sull’argomento, letto ogni tipo di pubblicazione ma, a livello di diritti, tutto è palesemente arenato e sto cominciando a vedere incrinata la mia fiducia nel cambiamento. Apprezzo il tuo giovanile entusiasmo che mi fa un po’ di tenerezza: spero prosegua negli anni. La tua famiglia certo che esiste e certo che non scimmiotta alcunché: se non sbaglio, infatti, è una famiglia con origine eterosessuale: dunque già riconosciuta. Un padre, una madre e dei figli e tutti i diritti annessi, anche dopo la separazione o il divorzio. Mi sembra che a non essere riconosciute siano le famiglie con due genitori omosessuali, alle quali sono doverosamente da estendere i più basilari diritti della civile convivenza. Ma, finché la chiesa cattolica risiederà nel nostro paese, dubito che verrà concesso ai gay il matrimonio. Vorrei ricredermi ma, anche solo leggendo i basilari testi dei patti lateranensi, ci accorgiamo dell’iniquità di base della questione stato-chiesa. Ti auguro la fortuna di poterti sposare con chi ami, comunque. La tua età offre ancora delle chances!

    • Sono d’accordo con ciò che scrivi. Proprio per questo sono convinta che sia il momento di farci sentire. La mia famiglia è composta ovviamente dai miei figli biologici, ma anche dalla mia compagna e da sua figlia. E vorrei che fosse riconosciuto dal Diritto. Sveva, non farti risucchiare dal nichilismo dilagante. Se ci facciamo imbavagliare, è la fine. Se ti va, puoi scrivermi anche una mail. Mi farebbe piacere approfondire l’argomento.

  13. Grazie per la risposta. Non sono nichilista, solo ‘informata sui fatti’.
    Difficile anche che qualcuno riesca ad imbavagliarmi, credimi. Preferisco discutere pubblicamente, non via e mail, di queste questioni proprio per diffondere informazioni anche a chi ci legge. Solo una precisazione: tu hai tutto il diritto di riconoscere come tua ‘famiglia’ anche la figlia della tua fidanzata, ma, e dobbiamo rendercene conto, questi bambini delle famiglie allargate hanno i loro padri e il loro contesto di origine e, giuridicamente, dubito che vedranno le nuove compagne delle loro madri riconosciute in una qualche forma. Questo è così anche, ovviamente, per gli eterosessuali. Nulla impedirà a questi bambini, probabilmente, di affezionarsi a nuove figure famigliari ma i diritti sentimentali spesso non coincidono per ovvie ragioni con quelli giuridici. Seppure a dirsi sia impopolare, i legami biologici hanno ancora molto peso, proprio per l’origine di carne e istinto dell’essere umano. Leggero’ il tuo blog. Con puntuale attenzione. Buon lavoro.

    • Tutto vero. Tranne che non vedo “ovvie ragioni” per cui i diritti giuridici non debbano assecondare quelli affettivi. Ovviamente non mi aspetto (e non sarebbe nemmeno corretto) che la mia compagna sia equiparata ad un genitore, dato che i nostri figli sono frutto di una relazione precedente, ma qualcosa va comuqnue fatto anche in questo senso. Dal momento che il numero delle famiglie “atipiche” sta di fatto superando quelle “tradizionali”. Sarebbe giusto anche per gli eterosessuali, per i single. Almeno per quanto concerne la possibilità si scelta di reciproca assistenza e di disporre dei propri beni. Insomma, In Italia, siamo ancora a Savonarola. A presto

      • A presto. Ma nulla impedisce a chicchessia di predisporre un testamento in favore di chi vuole, per esempio. Credo che sia una fortuna che l’ordinamento giuridico non segua quello affettivo, altrimenti, vista la frequente fragilità delle relazioni, saremmo sempre dagli avvocati. Meglio, a parer mio, lasciare che una relazioni nasca e maturi col tempo e solo in un secondo momento, se sarà pronta a farlo, produca i propri frutti. Passo passo. Buona fortuna.

        • Si, ma perché io omosessuale devo disporre un testamento, quando sarebbe più semplice – e meno deprimente, mettere una firma in comune? Io credo che alcune pratiche andrebbero snellite, come quella della separazione e del divorzio. Il problema è che tutto è costruito per cercare di “disincentivare” il più possibile queste procedure, che nei Paesi civili, invece, sono molto più snelle.
          Poi, sul fatto che le persone, prima di promettere mari & monti e lanciarsi allo sbaraglio nelle relazioni, dovrebbero concedersi di conoscersi e maturare, non posso che essere d’accordo con te.

  14. Hai ragione, Vero! Pensa che quando ho lasciato la mia ex, lei ha minacciato il suicidio e poi si è fidanzata dopo tre giorni! Un classico! Ahaahah 🙂

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