La funzione catartica dei coming out [altrui]

Quando ho iniziato a scrivere questo blog, ho pensato fosse una valida alternativa alla psicanalisi.

Ero stufa di sentirmi trattata da mamma di serie B, da donna di serie B, e pure da lesbica di serie B [per chi si fosse perso la distinzione tra lesbiche doc e lesbiche di secondo pelo, può leggere qui].

Insomma, aspiravo alla serie A, dalla panchina delle mie frustrazioni e, per salire la classifica, ho deciso di scrivere e rendere note le mie esperienze. E

me ne sono fregata allegramente di chi mi diceva “A chi vuoi che interessi che tu squaderni la tua vita privata su un blog?”.

Mano a mano che arrivavano le mail , i messaggi sulla pagina facebook e le richieste di amicizia sul mio profilo privato, ho realizzato che, forse, leggere delle mie banali e normali giornate, poteva essere di aiuto a chi, al coming out e al vivere la propria vita serenamente, guardava ancora come alla famosa luce in fondo al tunnel.

Alcune storie mi hanno davvero commosso, altre fatto sorridere e altre ancora sembravano la fotocopia della mia vita, qualche anno fa. Dubbi e paure che ora giacciono appesi in un armadio. Ma che non ho dimenticato e che ogni tanto riguardo con un misto di tenerezza e disgusto. Esattamente come faccio con i miei vestiti da teenager degli anni ’80.

Capire gli altri serve a capire se stessi. Una banalità retorica che invece è profondamente reale. In particolare, ho la gioia immensa di assistere alla presa di consapevolezza di una mia amica. Vi racconto in breve la sua storia.

Paola [il nome è inventato, perché sono a favore del coming out e non dell’outing – che è un modo anglofono per dire “sputtanamento”] è una ragazza che ho conosciuto un anno fa. Ci siamo frequentate durante un corso e il nostro rapporto era fatto di quella cordialità socievole, che scatta tra compagni di aula.

Però, proprio ad essere onesta, io quella ragazza l’avevo notata. Non solo perché era, ed è, una donna che non passa inosservata, ma anche perché…boh…aveva “quel che”. Ma non ho mai pensato a lei “da lesbica”. Insomma, dai, avete capito: non ho mai pensato di volerci provare.

Lei era sposata, con due bambini piccoli, la casa, il cane, il gatto, il topo e il coccodrillo come fa e, niente. Ho archiviato la pratica alla voce: Etero convinta / stare alla larga. Forse il mio gay radar, dopo un rapido sussulto, era stato messo a tacere dagli stereotipi. Proprio da me, che faccio la figa pensandomene al di fuori, e poi ci casco senza nemmeno accorgermene. Comunque.

Dopo i primissimi articoli sul blog è cambiato qualcosa. Paola una sera mi ha mandato un messaggio su facebook in cui mi diceva che aveva capito quale fosse il motivo di una certa “simpatia” che provava nei miei confronti. Nutriva il forte sospetto di essere come me, la famosa attrazione degli uguali. Paola, però, era in piena crisi:

Boh, sai, forse sono lesbica, forse no. Oddio, che devo fare?!?!

Una fase che conosco benissimo e che non è per niente semplice da gestire. Non c’è un modus operandi valido e nemmeno una guida Come sapere se sei lesbica e capovolgere la tua esistenza, senza ferire ed essere ferita, in 10 semplici mosse.

Perché il cambiamento è faticoso e ognuno ha i suoi tempi, le sue strategie, c’è solo da imparare ad ascoltarsi. Che poi, magari fosse cosi’ semplice! Dovrebbero inventare un Amplifon per ascoltare le proprie emozioni.

Altro che passin – passino, Paola sta facendo delle falcate degne del gigante Golia. Ogni giorno è sempre più determinata a trovare la sua strada e il suo modo per essere felice. Solo che si sente schiacciata dal giudizio: della società, dei parenti, degli amici e teme per l’equilibrio dei suoi figli.

Non è facile uscire dalle gabbie mentali che ci costruiamo da quando siamo piccoli. Sfuggire allo spettro delle aspettative che gli altri hanno nei nostri confronti, è doloroso.

Ancora una volta, l’immagine del Mulino Bianco, ci vuole conformi ed allineati. [Che poi, mi devono spiegare se non è “contro natura” Banderas che parla con la gallina e fa i biscotti.]

Quindi, cara Paola, keep calm e apprendi la saggezza dei cartoni animati: La famiglia è dove c’è Amore. E non c’è nessun Banderas che tenga. 1957610_10203619841321746_1958501223_n

13 commenti » Lascia un commento

  1. IN bocca al lupo a Paola e alla ricerca della sua tranquillità!!!
    Sono capitata nel tuo Blog per via di un commento fatto sul sito di lezpop.it. C’era un link e ho deciso di seguirlo.
    Per fortuna l’ho seguito!!! ho letto il post molto volentieri e da li ho letto tutti i precedenti e ora stò leggendo quelli dopo e per ora leggo i futuri.
    Grazie per la tua “leggerezza” nel raccontarti e raccontarvi!!!
    UN bacio e ci sentiamo nei prossimi commenti dei tuoi post.

      • E intanto “Let it go” da “Frozen” ha vinto l’Oscar come miglior canzone. Con un testo che è un inno al coming out se mai ce ne furono.

        Voglio dire:


        Don’t let them in, don’t let them see
        Be the good girl you always have to be
        Conceal, don’t feel, don’t let them know
        Well, now they know

        Let it go, let it go
        Can’t hold it back anymore
        Let it go, let it go
        Turn away and slam the door
        I don’t care what they’re going to say
        Let the storm rage on
        The cold never bothered me anyway

        (Due mesi e mezzo ad ascoltarla a ripetizione.)

      • Aggiungi che Idina Menzel (che interpreta Elsa in originale) è un’icona gay, visto che a teatro ha già interpretato la bisessuale Maureen in “RENT” e la strega Elphaba in “Wicked,” un caso perfetto di “perseguitata perché diversa,” e dà un sostegno molto aperto e intenso a cause LGBT.

  2. Ho DOVUTO leggere tutto il tuo blog tutto d’un fiato, perché è bellissimo, sono rimasta delusa nel vedere che è finito troppo presto Questo vuol dire che sono lesbica ma non lo so, giusto?

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: