Nuda veritas
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Essere mamma di un pre – adolescente: come crescere Il dottor Jekyll e mr. Hyde

Ariele è sempre stato un bambino sorridente, solare, tranquillo. Sempre. Fino a poco fa. Ultimamente ha atteggiamenti scontrosi ed acidi, con cambi d’umore che credevo tipici solo delle donne in pre – mestruo.

Da cicciolotto pacioccone e sempre assertivo, è diventato un burbero taciturno. A volte risponde a grugniti e, se interpellato, risponde monosillabici si – no – nulla, più o meno in ordine sparso.

Di sé parla poco, è più riottoso di un cow boy bivaccante nel Gran Canyon. Riesco a raccimolare notizie sulla sua vita scolastica direttamente dalle maestre. O dalle altre mamme.

Faccio davvero fatica a comunicare con lui. Anche perché io appartengo alla generazione che gode di un’adolescenza tardiva che si allunga fino ai 40 anni. Lui, alla generazione precoce. Praticamente siamo coetanei. E il ruolo genitoriale va a farsi friggere come una zeppola a San Giuseppe.

A nulla valgono tomi e tomi di pedagogia steineriana, montessoriana e vattelappesca. Nemmeno ricombinati in un frullato e riadattati alla contingenza.

Un attimo è sorridente. Il secondo successivo, una piccola iena permalosa. È felice di starsene chiuso nella sua stanza a costruire robots, aggiustare macchine e inventare strani aggeggi. La socializzazione in famiglia ci viene concessa col contagocce.

Io lo guardo. A volte vorrei essere nella sua testa a capire che pensa. Altre vorrei farmi lo zaino ed andare a pascolare pecore in Nuova Zelanda e tornare il giorno del suo 30esimo compleanno.

In certi momenti rimpiango quel fagottino curioso, con i capelli biondi da paggetto. Mi fa un po’ paura non riuscire a riconoscere il piccoletto che ho messo al mondo. Mi prende un po’ il panico. Mi sento inetta ed incapace.

La verità è che mi sento tradita. Che nonostante io abbia sempre pensato che i figli non sono delle madri ma esseri indipendenti, per la prima volta sento che quel cordone, anche piccolo, che continuava ad unirci non c’è più. Oppure c’è, ma in maniera diversa. Prima era di pancia. Ora è di testa.

Sento che è mio, e solo mio, il bisogno che lui mi cerchi, che mi racconti. Lui è sereno, non vuole sentirsi invaso. Sta iniziando a mettere paletti che non mi aspettavo, non così presto.

Mi manca, ma so che è giusto così. A fare la mamma s’impara ogni giorno che passa. A volte siamo educanti, a volte educandi. E gli insegnati più severi, sono proprio i nostri nani.

Gli hai insegnato la libertà, lascialo volare – mi ha detto una cara amica. Ma quant’è difficile?! Meravigliosamente difficile. Perché la sua indipendenza è la conferma che sto facendo bene il mio lavoro di mamma.

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Piccolo esemplare di umano che ha preso il largo

P.S.

Questo post sarà letto con sommo gaudio dalla mia, di madre. Che non vedeva l’ora di dirmi “La mela non casca mai lontana dall’albero”.

P.S.2

Al pre – adolescente dottor Jekyll e mr. Hyde corrisponde la mamma schizzofrenica, che salta dal “rivoglio il mio piccolino” al “bravo il mio ragazzo indipendente”. Chi ha a che fare con me, è avvisato.

8 Commenti

  1. polpettesimo45 dice

    Seguendo Enrica Tesio, ho scoperto questo tuo spazio. Complimenti, scrivi molto molto bene e, per quello che posso intuire, anche la tua vita dovrebbe essere di esempio a molte persone. Ciao

      • polpettesimo45 dice

        ti seguirò spesso e cercherò di condividere il più possibile questi tuoi articoli: mi piace diffondere il più possibile quello che è intelligente e ironico. Fb e i social in genere non possono e non devono essere solo mezzi di spargimento di brutte cose… Utopia? Lasciamela passare e perdonamela, che sono davvero di un’altra generazione! Un abbraccio con stima.

  2. FRANZ dice

    Quanti anni ha tuo figlio?
    La mia ne ha 10, è in pieno sconvolgimento pre-adolescenziale, mi ritrovo nelle tue parole come un pesce nell’oceano, con lo stesso smarrimento. Ma quindi…? io che finora mi sono colpevolizzata a sangue per tutto ciò che non sono riuscita ad essere con lei, vuoi dire che posso stare tranquilla, che sono tutti così? Mi tranquillizzi.

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