Nuda veritas
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Omosessualità ed omoaffettività – riflessioni sull’intervista a Gianni Amelio

Bevendo il caffè, mi è caduto lo sguardo su quest’articolo, in cui viene riportata l’intervista al regista Gianni Amelio a proposito del film- documentario Dokumente. Nell’intento del regista il portare l’attenzione sulle vite, non sempre semplici, degli omosessuali in Italia. Per chi vuol leggere la versione integrale, la trova qui. Il film uscirà il 6 marzo, per cui le mie riflessioni sono decisamente a priori ed esclusivamente basate su ciò che ho letto.

Alcuni stralci dell’intervista mi hanno colpita e mi trovano concorde: in questo Paese s’inizia a tollerare l’omosessualità, quasi fosse un fenomeno di costume, ma non l’omoaffettività. A ciò si devono anche milioni di coming out repressi dalla società e dalla propria omofobia interiorizzata. Più di una volta mi è stato chiesto: che bisogno c’è di dire in giro con chi vai letto?

Come se io fossi una escort [mi spiace, non ho l’età e nemmeno il talento adatto] e dovessi tutelare la privacy mia e dei miei clienti.

L’andare a letto con è ben diverso da Ho una relazione con.

Qualcuno ancora ha difficoltà ad assimilare il concetto. Probabilmente io stessa, se non avessi una relazione stabile, ma fossi in una fase di “libertinaggio”, eviterei di consegnare i miei elenchi di Casanova al mondo e men che mai ai miei figli.

Mi viene l’orticaria a pensare che la mia relazione venga considerata una perversione, una malattia o relegata ai confini del materasso.

Altra riflessione. Gianni, caro, non te ne puoi uscire con questa frase [che spero sia stata mal trascritta] come risposta alla domanda “Perché non ci sono lesbiche nel tuo film?”

Se due donne passeggiano tenendosi per mano nessuno ha niente da ridire e anche in famiglia non è così duro confessarlo. Per una società maschilista come la nostra, l’omosessualità femminile non è oggetto di sberleffo insultante, ma semmai è considerata qualcosa di eccitante.

Mia madre non sarebbe d’accordo. E a dirtela tutta, nemmeno io.  Se io vado in giro per mano con la mia compagna, la cosa più carina che ricevo sono sguardi basiti o addirittura schifati. E ti posso assicurare che mia madre, all’epoca del mio coming out, non ha organizzato un tè con le amiche per festeggiare la notizia.

Le lesbiche vengono considerate il sotto prodotto della cultura queer. Vivono ancora più nell’ombra, schiacciate da quella che tu, giustamente, definisci una società maschilista. Una donna che si rifiuta di essere l’angelo del focolare, unicamente addetto alla riproduzione della specie, è spesso vittima di esclusione. Così come colei che non si conforma allo stereotipo della donna femminile ed accudente.

La donna lesbica – vampiro è uno stereotipo letterario molto antico e l’omosessualità femminile tollerata come una sessualità di seconda scelta. Poco più di un preliminare. Utilizzato, oltretutto, per eccitare l’immaginario maschile e ad esso destinato.

Pensare di dover considerare un miglioramento, che la mia relazione passi da: “moralmente scorretta” a “sessualmente eccitante”, non mi pare un grande passo avanti.

Anzi, forse preferisco essere fischiata per strada piuttosto che diventare la musa ispiratrice e ricevere la “dedica serale” di qualche passante.

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  1. Ho appena scoperto questo blog e ne sono lieta. La tua analisi mi trova pienamente d’accordo. Vorrei ricordare un fatto storico che rafforza il punto di vista da te espresso: la regina Vittoria d’Inghilterra istituì il reato di sodomia e invece contro l’omosessualità femminile non legiferò, non perché la tollerasse, ma perché si rifiutò di riconoscerne l’esistenza. Emblematico, non trovi?

    • Assolutamente. Cosa c’è di più efficace di disconoscere l’esistenza di un fenomeno? Una pratica storicamente – e tristemente- pericolosa. Grazie, ho molto apprezzato questa tua riflessione. A presto

  2. FRANZ dice

    Anche a me vengono in mente gli studi al liceo classico: nell’antica Gracia era considerata pratica comune e formativa che i giovani ragazzi praticassero i primi approcci con persone dello stesso sesso, salvo poi di solito sposarsi con donne. Ma per le ragazze nulla si dice, (Saffo a parte s’intende).

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