Nuda veritas
14 Commenti

La storia di Nello

Mi apristi la porta con un gesto lento e un sorriso impacciato. Il mio non doveva essere molto diverso.

– Entra pure, siediti qui. Sono seggiole vecchie, ma resistenti. Qui è tutto vecchio, come noi. Ma si sopporta tutto, come le nostre sedie. Ti posso dare del tu? Mi sembra ieri che era un bambino il tu’ babbo. Hai gli occhi azzurri e buoni del tuo nonno, lo sai? Via, quanto discorro. Faccio sempre così…sai sono un po’ in imbarazzo per le domande che mi volevi fare. Ma mi devi registrare? Perchè io non son buono a fare dei discorsi per bene, in italiano. Mica sono un professore come te, io. Ho sempre fatto il contadino.

E me lo dicesti mentre versavi due tazze di caffè. Una per me e una per te. Ti osservavo, mentre con mani di selce giravi il cucchiaino nella tazza. Con una dolcezza di velluto.

– Il tu’ babbo mi ha detto che stai facendo una ricerca sui reduci di guerra. Perché lo fai?

– Credo di farlo perché non mi piacciono i silenzi. Le persone hanno sempre molto da insegnare e da raccontare. E a me piace ascoltare.

– Allora voglio raccontarti la mia storia. Non l’ho mai detta a nessuno, mi vergognavo un po’. Ma ormai sono vecchio, non ha più importanza per me.

Avevo poco più di vent’anni quando mi mandarono in guerra in Albania, prima e in Grecia, poi. Come tutte le guerre partimmo in molti, ma tornammo in pochi. Prima di partire avevo una fidanzata qui. Era una donna bellissima, intelligente e con gli occhi azzurri, come i tuoi. Mentre ero al fronte le scrivevo e pregavo sempre per lei, che stesse bene e non le mancasse il cibo. Speravo solo di poter tornare a casa e rivedere i suoi occhi.

Una mattina, me lo ricordo come fosse ora, mi sentivo che sarebbe successo qualcosa. Faceva un freddo tremendo. Non si vedeva niente dalla nebbia. Sentii degli spari. Ci avevano colpito. Me e un ragazzo di Lucca che mi stava accanto. Ci portarono in ospedale. Non mi ricordo niente. Solo il sangue e l’odore della polvere da sparo. Poi, quando mi sono svegliato, il mio amico era morto. Io avevo un polmone bucato e mi avevano levato un pezzo di fegato e la milza. Non sapevano se sarei sopravvissuto. E quanto a lungo. Io volevo solo tornare a casa dai miei affetti, dalle mie bestie. E da Lei. Non ero più buono per stare in trincea e mi rimandarono in Italia.

Tornai nella mia casa, ma lei non volli vederla mai più. Le scrissi una lettera per dirle che non l’amavo e non ci saremmo sposati. Che vita potevo offrirle? I medici mi dicevano che non avrei potuto avere una vita normale e che probabilmente non sarei vissuto molto.  Con che cuore potevo sposarla? Per lasciarla vedova così giovane?

Lo sai qual’è la cosa più triste’ Che lei è morta l’anno scorso a 79 anni e io le sono sopravvissuto. Tra poco di anni ne faccio 82. E non c’è stato giorno in cui non abbia pensato a lei e ai suoi occhi. Mi rincuorava un po’ di sapere che stava bene, che aveva sposato un brav’uomo. Anche se avrei voluto essere io quell’uomo.

Questa storia la conosci tu e la pianta di noce sotto la quale mi sedevo ogni giorno per pensare a lei. Almeno un po’. Sai, credo che a volte, i pensieri uniscano più della presenza fisica.

Non piangere. Sai perché ti ho raccontato questa storia? Perché non devi mai permettere a nessuno di decidere per te. Segui solo ciò che senti nel cuore. E non aver mai il terrore di amare. Non lasciare mai che la paura rovini quello che c’è di buono dentro di te. Le persone importanti dobbiamo tenerle vicine. Che sia per un giorno o per cent’anni.

1614974_10203382091858158_116152781_n Grazie, Nello. Ho imparato la lezione. Sono sicura che, da qualche parte, stai facendo il tifo per me.

14 Commenti

  1. Paolo dice

    Che bello che è il tuo blog, Veronica.
    Brava, mi piace leggerti: sei così trasparente e retta nella tua vita di tutti i giorni.
    Rivedo in te un po’ mia sorella e la sua compagna che hanno appena avuto Emma: da 4 giorni solamente.

    • Paolo ti ringrazio di cuore. Per me è un piacere scrivere e se le mie parole possono essere un conforto o un momento di svago, ne sono ancor più contenta. Tantissimi auguri a tua sorella, alla sua compagna. Alla piccola Emma auguro, insieme ad ogni bene, di crescere in un mondo in cui il concetto di famiglia venga misurato dall’amore e non dal genere.

  2. Quanto è vero che a volte ci facciamo condizionare dagli altri e perdiamo di vista le cose veramente importanti…Scende la lacrimuccia e non ho potuto fare a meno di condividere questo splendido racconto sul mio profilo FB.

  3. jules523 dice

    Ho scoperto solo ieri il tuo blog e dopo aver letto le prime storie, ho deciso di partire dall’inizio. Un ringraziamento generale perchè le tue storie mi fanno tanto bene (mi divertono, mi fanno riflettere, mi consolano) e un ringraziamento per aver condiviso questa storia, sono arrivata alle lacrime anche io.

Rispondi