Nuda veritas
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The day after il giorno della memoria – Guerra è sempre

Non sterminarono solo gli ebrei. Gli omosessuali sono stati il secondo gruppo più perseguitato dalla ferocia nazista.

Gli uomini bollati con il triangolo rosa e le donne con il triangolo nero che le accomunava agli “asociali”, ai malati di mente, agli anarchici, agli alcolisti e alle prostitute. Persone accusate di minacciare i “valori” del Terzo Reich

Minoranze scomode come animali da macello e private del più fondamentale dei diritti: il diritto all’esistenza.

Minoranza della minoranza – le lesbiche – non avevano nemmeno un triangolo “esclusivo”. La sotto categoria di una sotto categoria.

Un avanzo da buttare nell’indifferenziata spazzatura di una dittatura folle.

Ma oggi le lesbiche esistono? C’è tanto silenzio ancora. Persone che percepiscono il lesbismo come una scelta da tenere segreta pur di non negare il ruolo atavico della donna procreatrice.

Ho la percezione che l’omosessualità maschile sia più visibile, più manifesta. Pensate a quante parole – e pure parolacce – ci sono per definire un uomo omosessuale: gay, finocchio, frocio, checca. Per le donne non c’è niente. Solo lesbica. Perché?

Perché, nell’immaginario collettivo il gay è simpatico, creativo e sensibile? Perché le lesbiche sono rozze camioniste prive di ogni barlume di femminilità?

Quante lesbiche famose ci sono? Poche, pochissime.

La negazione del diritto di amare e di essere riconosciute dalla società civile è più subdolo, ma non meno feroce dell’annientamento dell’esistenza. È solo meno eclatante.

La discriminazione inizia con la negazione dei diritti civili.

Perché se la mia compagna viene ricoverata in ospedale io non ho diritto di prendermi cura di le? Perché per chiedere l’allaccio del contatore dell’acqua non c’è il termine compagna ma altro? Perché se io muoio la mia compagna non può godere dei nostri beni comuni? Perché devo essere una contribuente con pari doveri ma non una cittadina di pari diritti?

I campi di sterminio ci sono ancora, ma sono meno visibili. Ci sono negli occhi sgranati delle persone che ti fissano incredule se prendi la mano della tua compagna in pubblico, nelle risatine dei conoscenti quando chiami amore la tua donna, nella Chiesa che perdona la pedofilia e tollera l’omosessualità, in uno Stato sordo e muto che finge di non vedere.

Siamo tutti colpevoli. Quando il nostro silenzio benedice le discriminazioni. Quando deleghiamo la nostra capacità di pensare e la nostra facoltà di giudicare ad altri, che siano i luoghi comuni o uno Stato che sceglie di non tutelare. Quando non interveniamo per difendere un adolescente omosessuale a scuola dai  soprusi quotidiani. Quando noi omosessuali siamo i primi a vergognarci della nostra natura e ci nascondiamo

Ogni abiura di sé – è un campo di prigionia.

Ogni negazione del Diritto – apre le porte ai campi di sterminio.

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Illustrazione by Marianno Marigo

Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti. Primo Levi.

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  1. Alle volte poi le minoranze si comportano come le maggioranze. Gli omosessuali verso i migranti, gli israeliani verso i palestinesi. E così tutte le discriminazioni subite, direttamente o non, sembrano non aver lasciato il segno.

  2. Mentre rileggo quest, che è molto bello, questa frase “Siamo tutti colpevoli. Quando il nostro silenzio benedice le discriminazioni” mi ha fatto venire in mente una poesia, che io considero essere una delle guide più importanti della mia vita. La metto qui, tante volte qualcuno non la conoscesse:

    Nessun uomo è un’isola

    Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubavano
    Poi vennero a prendere gli ebrei e tacqui perché mi erano antipatici
    Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché erano fastidiosi
    Poi vennero a prendere i comunisti ed io non parlai perché non ero comunista
    Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare

  3. Felpa dice

    Secondo me la maggior visibilità dei gay (non necessariamente positiva) rispetto alle lesbiche è causata anche dal fatto che le donne non vengono ancora considerate allo stesso livello degli uomini, anche se pubblicamente donne e uomini hanno gli stessi diritti.
    In questo senso la minor considerazione e visibilità delle donne lesbiche è una discriminazione verso queste non solo perchè lesbiche, ma anche per il semplice fatto di essere DONNE.

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