La presa di coscienza non ha un adattore

Avevo 19 anni e l’anima divisa in due.

I miei  che Non è da ragazza seria uscire la sera tardi. A meno che non ci sia il tuo fidanzato

I miei che Sei la sorella maggiore e devi dare il buon esempio

I miei che Le donne hanno i capelli i lunghi e gli uomini i capelli corti

I miei che Le ragazze per bene si vestono da femmina

I miei che Dopo l’università non importa che trovi un lavoro. Meglio che tu stia a casa a badare ai figli che metterai al mondo

I miei che Non serve che ti diciamo Brava, ma è importante che ti facciamo notare i tuoi sbagli

Ci provi ad adeguarti, a resistere. Mi sono impegnata sul serio. Ma è come trattenere la pipì a lungo. Prima o poi scoppi. E, se il bagno è occupato, la fai dove puoi.

[che poi capita solo a me che mi scappa da morire, entro in un bar e il bagno è occupato o guasto?!]

Lei aveva i capelli neri, spettinati come serpenti scappati da una nassa e due occhi scuri, vispi, di chi ha capito che nella vita ci si può anche divertire.

Si vestiva in modo improbabile, con giacche anni ’70 e maglioni sdruciti comprati al mercato. Alla bancarella dell’usato dove lavorava ogni giovedì.

Aveva qualche anno più di me e la libertà che a me era concessa solo nei sogni. Divideva un appartamento insieme ad una sua amica, che più che un appartamento era una mansarda bohemien, popolata a tutte le ore da personaggi evanescenti e decisamente sopra le righe.

Inizio a frequentare lei e la sua casa. Serate inglobata in divanetti raccattati dal rigattiere a parlare di tutto, a leggere poesie e guardare film d’autore.

Potevo stare ore a guardarla scrivere sui suoi quaderni mentre reggeva la penna in una mano e la sigaretta nell’altra. Mi perdevo negli anelli di fumo che la circondavano di un’aurea per me quasi mistica.

Alle serate si aggiunsero i pomeriggi e tutti quei ritagli di tempo che a quell’età potevo concedermi.

Mi tagliai i capelli cortissimi ed iniziai a fumare anche io. Abbandonai la mia aria bon ton in favore di anfibi, pantaloni militari e maglioni variopinti.

Non ci misi molto ad innamorarmi di lei e di tutto ciò che la riguardava. Lei fluttuava nella sua vita senza accorgersi di me.

Non ebbi il coraggio di dirle niente, nemmeno quando improvvisamente mi comunicò che sarebbe partita per  Tenerife. Biglietto di sola andata.

Per me fu un tragico risveglio. Sparirono con lei anche la mansarda e le serate. Si portò via anche quella libertà che avevo iniziato ad assaporare.

Lentamente tornai sui binari che i miei genitori avevano scolpito nel mio cervello e ripresi i panni della ragazza modello. Mi concentrai sugli esami e ignorai tutti i segnali che il cuore tentava d’inviarmi.

Per non soccombere, semplicemente archiviai la pratica come “amore impossibile” e non ci pensai più. O almeno così credevo.

Qualche anno dopo conobbi il ragazzo che sarebbe diventato il padre dei miei figli e mio marito. In effetti in ordine inverso, dal momento che ci sposammo quando io avevo 21 anni, lui 26 e Ariele sguazzava felice dentro di me.

Illustrazione by Marianna Marigo

L’Amore nel tempo si è trasformato in un’amicizia solida e forte che dura tutt’ora. Ma mi ci sono voluti altri 8 anni per riuscire a maturare in me la consapevolezza di ciò che sono e che ero. Lesbica.

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