Nuda veritas
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La mia mamma è cresciuta – Il coming out con mia madre

Ti guardo, mentre giri il caffè. Poi ti accendi una sigaretta. Non dovresti fumare, specie dopo che ti hanno levato mezzo polmone per un cancro. Ma ho la sensazione che non t’importi granché. Sei stufa di tutto.

Tanto lo sai che ti devo parlare, è inutile che mi fissi in silenzio. Sono giorni che penso a come dirtelo. Giorni, facciamo pure mesi. Qualcosa di buono l’ho combinato nella vita. Qualcosa. Qualcosa per cercare di piacerti, di essere come avresti voluto che fossi. Agognando un brava che non è mai arrivato. Non da te.

Sono diventata mamma ad un’età in cui non avevo imparato neppure ad essere figlia. Non ero questo che ti eri immaginata per me.

Non ti aspetti da me nemmeno quello che sto per dirti. Ma che forse immagini. Perché non ti sfugge niente. Non ti può essere sfuggita la mia amicizia così stretta con lei, la sua presenza costante nella mia quotidianità. Non avrai certo ignorato i miei cambiamenti, il mio nervosismo a sentirmi costretta in situazioni che mi tagliavano la gola come mille spilli aguzzi. Le maschere mi soffocano.

Eppure mi guardi, giri il caffè e non mi parli.

Allora lo trovo il coraggio. Lo sento salire dalla pancia prima ancora che il cervello riesca a pensarlo.

Mamma sono lesbica. Sara non è mia amica. È la mia ragazza.

Silenzio. Sento le mani gelide. Le tocco. E non mi sembrano le mie. Mi sento sdoppiata. In attesa.

Ormai è fatta, penso.

Che bisogno c’era di dirlo? L’avevo capito. Ora non vorrai mica sfasciare la famiglia? Cosa ne sarà dei bambini?

No. Il bisogno di dirlo c’era. Perché io sono così e vado bene così. E non voglio che Sara sia considerata un’amica. Pensi che se lasciassi mio marito per un uomo soffrirebbe di meno? Che i miei figli crescerebbero in maniera diversa? Non voglio più essere ciò che gli altri vogliono io sia. Voglio essere me. Vedrai che anche i bambini staranno bene. E Giuseppe starà male, all’inizio. E credimi, è l’ultima persona sulla terra a cui farei del male. Ma non sarebbe certo più felice se scappassi con il figo incontrato in palestra. Quando ami e ti lasciano, soffri. Ma un giorno ti svegli e non ci pensi più. O almeno, ci pensi in maniera diversa. Come si pensano i ricordi sbiaditi dal tempo. Ti alzi, ti vesti, vai a lavoro. E sul tram incontri i due occhi più belli che tu abbia mai sognato. E t’innamori. Di nuovo.

Non chiedermi di fare finta. Non sono capace. Sei la mia mamma, ma sono una mamma anche io. L’amore materno è incondizionato. Non ama SE. Ama. Punto.

Sono passati un po’ di anni da quel momento. Tre storie finite. Un bel po’ di discussioni accalorate. Telefoni sbattuti e offese reciproche. Incomprensioni, pianti e stomaco dilaniato.

Oggi anche ti guardo, mentre giri il caffè. E ti accendi una sigaretta, con la faccia monella di chi è consapevole che sta facendo una cosa sbagliata.

Alzi gli occhi e mi sorridi.

– Sei felice, vero?

–  Si, mamma. Adesso sono felice. E soprattutto serena di non dovermi più sentire sbagliata ed inadeguata. Di essere me stessa. Ora le cattiverie mi scivolano addosso. So di aver fatto l’unica cosa sana che avrei potuto fare nella mia vita.

Ho scelto ME.

Illustrazione by Marianna Marigo

27 Commenti

  1. brividi… identica alla reazione di mia mamma: Che bisogna c’era di dirmelo?! ma poi il tempo passa e spesso, per fortuna, aggiusta le cose 🙂 un abbraccio a entrambe!

    • Diverse sicuramente. A distanza di tempo – al di là della sua forma mentis – credo che avesse più che altro paura. Paura perché di omosessualità – e soprattutto di omoaffettività- non si parla. Si tollera, ma basta che non si veda. C’è tanta gente che vive nascosta per paura del giudizio. E questo è triste. Si abiura ad una parte fondamentale di noi stessi. Quella più autentica. Che non vuol dire essere esibizionisti ma semplicemente vivere con naturalezza la propria vita.

  2. Alberto Masia dice

    Ci facciamo tanto forti, ma in fondo, non ci vuol troppo a farci barcollare.. non credo ci siano differenze di genere in questo.

    Un sorriso 🙂

  3. sai come bisognerebbe scegliere se stessi sempre…
    con le mamme noi donne o siamo cici coco’ a 360gradi e nn è il mio caso o ci si scontra spesso e volentieri ed è il mio caso… a prescindere dalla tendenza che uno ha! Come la giri alla mia difficilmente va bene qualcosa pero’ la adoro ugualmente:P

  4. Laura dice

    Come mi ritrovo in questa decrizione. Una mamma che fuma nonostante un tumore. Una mamma che sa ma non dice, che ti osserva, che non ti sa dire brava. Anzi, che ti dice “tu non lo sai fare”.

    Una mamma che non sa accettare che quando eri nell’adolescenza, per un periodo, hai fumato sigarette, dandoti della disgraziata. Come potrebbe accetare il fatto di sapere che sua figlia è bisessuale? Che non era un periodo di “ricerca” o di “solitudine” quando dormiva nello stesso letto della sua migliore amica, era solo la scoperta di se stessa.

    Scrivo con un account falso perché purtroppo solo alcune persone nella mia vita sanno della mia vera me; nonostante sia mamma e sia fidanzata con un uomo che amo, la mia rigida famiglia d’origine mi ha insegnato che c’è qualcosa di male se fai qualcosa di sbagliato, Se fumi, se ti vesti di nero, se ami una donna. Ho imparato a distinguermi con le ciocche di capelli dipinti di blu, prima di tutto 🙂 Ma c’è ancora un sacco di frustrazione, mia mamma non è cresciuta come la tua e io non sono in grado di dire alla mia famiglia sono bisessuale. Come minimo mi direbbero “tanto stai con il tuo uomo da cui hai avuto un bambino, che bisogno c’è di dirlo in giro?” -le reazioni sarebbero simili-

    Però ti leggo sempre e mi ispiro, forse arriverà il giorno in cui prenderò un caffè con mamma è papà 🙂

    p.s.: che poi, secondo te il fatto di avere queste mamme che non ci dicevano il bene che ci vogliono, ha influenzato il nostro amare le donne?

    • Laura, non hai idea di quanto mi abbia fatto piacere leggere queste tue parole. L’idea che questo blog, seppur ironico e a volte irriverente, possa in qualche modo essere d’aiuto mi riempe di gioia. La serenità che vivo adesso è frutto di lacrime e dolore. Per me queste pagine sono il modo per dire – Coraggio, è faticoso ma alla fine si sta meglio-. La ricerca di sé non è mai una scampagnata. Spero di leggere ancora i tuoi commenti. Grazie per aver condiviso le tue riflessioni. Un sorriso e un abbraccio 🙂

    • P.S. per quanto riguarda me, credo abbia influenzato più che altro il mio modo di esser mamma. Spero che i miei figli scelgano sempre la loro felicità e non le mie aspettative nei loro confronti. Che spero di tenere a bada 😉

  5. Sei proprio brava ed il tuo stile tragi-comico sarebbe perfetto per realizzare un commedia teatrale a mio avviso…ti ricordi che te lo dissi già una volta? Tanti cari saluti da Luisa 🙂

  6. Purtroppo per me non è andata così. E’ andata molto peggio. La prima volta che l’ho detto, tre anni fa, ho dato il via a un anno e mezzo di tormenti. All’inizio grida, urla, pianti, insulti terribili ed io che scappavo dalla mia compagna. Poi silenzi, incomprensioni, distanze che non sono svanite nel tempo ma solo sedimentate. Ci siamo abituati come se lo avessimo accettato, non che io sono lesbica e che mia madre non lo digerisce, ma che non siamo più unite. Questo “grande gelo” ha costruito un muro tra me e la mia compagna, che ci ha allontanate, insieme a tante altre cose. E dentro di me ha costruito una disperazione che oggi, tre anni dopo, al momento di annunciare una nuova compagna, scopro non essersi ridotta di fronte a una reazione che, nonostante più contenuta, non è diversa. Mia madre non pronuncia neppure la parola omosessualità, ammicca con le sopracciglia. Sostiene che sperava in una sbandata (lunga tre anni di cui uno di convivenza!),lascia intendere che sperava e avrebbe preferito la bisessualità di modo che, con un beneaugurato colpo di coda, il destino mi piazzasse accanto un maschio come compagno definitivo. Sostiene che è colpa mia se i maschi non mi attraggono perché sono selettiva nel concedere le mie attenzioni, cioè nel rivolgerle solo alle donne. Sono lesbica, non è normale? Non per lei. Eppure io non smetto di credere che un giorno le cose cambieranno. Che anche io e la mia mamma ci troveremo davanti a un caffè, lei mi chiederà se sono felice e io le risponderò che si, sono felice che lei sia la mia mamma, la stessa che mi ha insegnato che devo fare tutto quello che posso per essere felice.

    • Belinda, mi hai fato piangere. Ti auguro di cuore che un giorno quel caffè arrivi anche per te. Se così non fosse vai dritta per la tua strada. Orgogliosa di aver avuto il coraggio di essere autentica in un mondo pensato per le maschere. Un abbraccio

  7. Pingback: La mia amica gay | Diemme

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