Nuda veritas
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Mia figlia all’asilo: il coming out con le maestre

Ricordo l’emozione della sera prima. Lo sguardo di Margherita brillante e luminoso nel rimirare il suo micro zainetto contenente i vestiti di ricambio e il necessario per la mensa.  Vivo sulla mia pelle la sua trepidazione di fronte al nuovo ed il brivido della paura che prende alle ossa per l’attesa di qualcosa di sconosciuto.

Il giorno fatidico la accompagno con trepidazione. Si sente grande mentre mi guarda dal suo metro scarso e cerca di appendere il suo giacchettino al posto che le hanno assegnato. Come segno di riconoscimento ha una bacchetta da fatina. Si guarda un po’ intorno e dopo poco mi fa ciao con la mano cicciottella e corre dietro alla maestra a conoscere gli altri bambini. Chi piange, chi non vuole lasciare la mamma. Margherita è serena e sorridente. Io, sollevata.

Torno alla macchina e intanto penso. Penso che dovrei parlare con le maestre e spiegare un po’ di me. Un po’ della mia famiglia. Sicuramente a breve la piccoletta parlerà della fidanzata della mamma, del fatto che mamma e papà sono amici e non sono più innamorati.

Penso e ripenso. A metà mattinata ho il telefono in mano e fisso un appuntamento per parlare con le maestre. Sono un po’ sorprese. Chissà cosa immaginano io abbia da dire loro.

Il giorno del colloquio sono un po’ tesa. Mi accolgono sorridenti, come solo le maestre sanno fare, e mi fanno accomodare in sala mensa. Mi siedo su una sedia alta 20 centimetri disposta in cerchio. Loro sono in 4. Cerco mentalmente di comporre un incipit nel mio cervello ma non trovo un bandolo da cui partire. E stare seduta con le ginocchia all’altezza delle orecchie non mi aiuta.

Come si può essere dignitosi in una posizione che ricorda una ranocchia su un pitale?

Prendo fiato e parto.

Allora, vi ho chiesto questo colloquio perché vorrei evitare ci fossero fraintendimenti con Margherita. Io sono lesbica e i miei figli lo sanno e vivono serenamente la cosa.

Loro non parlano e si guardano. Vado avanti. Altro respiro.

Volevo dirvelo da subito perché nel caso vi parlasse della mia fidanzata non vorrei la prendeste per matta o la correggeste. Per lei è normale che ci siano donne che stanno con uomini ma anche donne che stanno con donne e uomini che stanno con uomini.

Zitte. Altro respiro.

Alla fine la più anziana prende la parola.

Grazie signora per avercelo detto. Per noi è solo un piacere constatare che la situazione familiare sia distesa e serena. Ci sono diversi casi qui simili al suo. Ma purtroppo tutto viene tenuto nascosto e non esplicitato. I bambini sentono che c’è qualcosa di strano in casa e questo si ripercuote sul loro comportamento.

Respiro. Ringrazio. Saluto.

Arrivo alla macchina e mi sento come se avessi perso 10 kg. Anche se i jeans mi tirano lo stesso. Da quando ho detto ai miei bambini che sono lesbica ho sempre pensato di aver fatto bene. Continuo a credere che vivere con coerenza ed onestà sia una condizione che paga. Foss’altro in termini di serenità mia e soprattutto loro.

A distanza di anni ne sono sempre più convinta.

Spero che un giorno in Italia non ci sia più bisogno di parlare di coming out.

Spero che l’affettività e la sessualità di ognuno non siano più motivo di dibattito.

Spero che si arrivi a parlare di Amore, Matrimonio e Diritti per tutti. Senza dover etichettare con il termine omosessuale.

Illustrazione by Marianna Marigo

Spero che un giorno i jeans smettano di tirarmi. Ma questa è un’altra storia.

32 Commenti

  1. tata sbirulina dice

    Complimenti a te mamma e complimenti alle colleghe che hanno saputo accoglierti e capirti.

  2. Molto Bello.
    La chiarezza paga sempre, specie con i bambini. Quando non glieli togliamo, i bambini hanno strumenti per affrontare tutto con molta piu’ naturalezza degli adulti… è che spesso gli togliamo gli strumenti con le omissioni, le bugie e le paure.

  3. Hahahaha fantastica!!! A qualke puritana repressa potrai di certo dire.. i miei jeans tirano cm i tuoi! Non siamo poi tanto diverse hahaha buona vita

  4. Claudio dice

    Finché in giro ci saranno persone come Alfano che sostengono sia un “valore” opporsi all’ omosessualità, non ci sperare troppo

  5. Sono finita qui per caso, grazie ad una segnalazione di mio marito, che questa mattina mi ha mandato una mail con su scritto “Blog bello e simpatico. Leggilo.” L’ho letto e mi è venuto da piangere. Il perché non lo so. Perché sono una mamma come te… perché non sopporto grettezza e ristrettezza mentale da ogni punto di vista… perché è bello poter e saper essere sinceri, sempre e comunque.
    Inizierò a seguirti con costanza.
    Grazie.

    Ale

    P.S.: se hai voglia di ridere un po’, passa dal mio blog. 😉

    • Ale, grazie a te. Mi sono commossa io! Dietro alla naturalezza e alla spensieratezza di oggi, ci sono parecchi “ieri” densi di paure e sensi di colpa. Davvero, grazie. Di cuore.

  6. Enrico dice

    Bellissima e commovente testimonianza! Complimenti per il blog e tanta felicità 🙂

  7. Panta Rei dice

    “Spero che un giorno in Italia non ci sia più bisogno di parlare di coming out.
    Spero che l’affettività e la sessualità di ognuno non siano più motivo di dibattito.
    Spero che si arrivi a parlare di Amore, Matrimonio e Diritti per tutti. Senza dover etichettare con il termine omosessuale”
    Grazie Veronica, tu non sai quanto mi sta aiutando leggere il tuo blog!
    Ti prego, scrivi, scrivi, scrivi!
    Chissà che la gente legga e capisca, etero-bi-omo-trans-queer che sia. (Non è che gli omosessuali di primo pelo siano così diversi eh. Sono stufa di ste mafie)
    Il punto non è la sessualità, ma l’affettività. Già spostare l’ago della bilancia su questo sarebbe un passo avanti.
    Poi se le persone capissero che l’affettività in quanto tale è affare privato, e non necessita di giudizio alcuno, sarebbe un sogno.
    Insomma, non devo giustificare l’amore per i miei genitori o i miei ipotetici figli…perchè dovrei giustificare l’amore per il/la mio/a compagno/a di vita?
    E del colore di smalto che scelgo la domenica? Vogliamo parlarne?

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