Nuda veritas
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Faccio cose, vedo gente. Forse.

Il primo periodo della mia lesbitudine (=abitudine all’essere lesbica) fu caratterizzato da attacchi di euforia sconsiderata – mi pareva tutto fichissimo- a cui seguirono momenti di avvilimento feroce –  e incomprensioni più o meno definitive.

Scoprirsi/accettarsi come lesbica sulla soglia del mezzo del camin di nostra vita è un po’ trovarsi in una selva oscura in cui tutto ciò che era prima smette di essere e diventa altro. Io, che con le donne non avevo mai interagito, non sapevo davvero da dove cominciare. Non amo le discoteche e non sono così Fonzie da rimorchiare in un bar. Il problema della socializzazione si faceva sempre più impellente.

Illustrazione by Marianna Marigo

Buttare all’aria la mia vita per una teoria mi pareva troppo. Avevo bisogno di cimentarmi sul campo. Così un bel giorno -magari però pioveva, non ricordo – decisi di aprire un profilo falso su facebook. Mi sembrò una fantastica idea per cominciare la mie esplorazioni in terra LGBT. La scelta del nick effettivamente, fu la parte più difficile. Alla fine optai per Berenice (Veronica in greco) Phaos (conoscenza). Daje. Mi parve abbastanza esplicativo dell’obiettivo, no?

Il secondo passo fu quello di aggiungere agli amici tutte le associazioni Arcilesbica d’Italia e inviare le amicizie a caso a facce che mi parevano simpatiche.  In breve tempo mi costruii un numero considerevole di contatti. Alcuni dei quali durano tutt’oggi. E qui iniziò il bello.

Io -con la stessa ingenuità di Alice nel Paese delle Meraviglie- mi lanciavo in chattate pindariche ignara del pericolo. Almeno fino al momento in cui mi sono imbattuta in gente che invece di Ciao mi salutava con Che taglia porti di reggiseno? o Hai una foto?

Nel mio Amore Pensato con una donna mi ero fatta l’idea che fosse una roba un po’ stilnovista e poetica. Mica avevo previsto d’incontrare la versione femminile (?) di un rude portuale dei fumetti.

Ma non mi sono arresa e ho continuato ad ampliare la mia rete sociale. Da qui ho scoperto cose interessanti e sconcertanti.

Come ad esempio che se chiedi ad una lesbica d’incontrarsi per un caffè equivale ad un tentativo di rimorchio. O che se chatti spesso con lei equivale ad un tentativo di rimorchio. O che se lei mette sempre Mi piace ai tuoi post su facebook equivale ad un tentativo di rimorchio.

Necessitavo di capire meglio perché collezionavo gaffes su gaffes. E non ci tenevo a finire l’album delle figurine di merda.

Credo che Antoine avrebbe riassunto meglio in:

Qualunque cosa fai

capire tu non puoi

se è bene o male

quello che tu fai.

6 Commenti

  1. mario Marcello dice

    non ce la posso fà! sono sempre belli e snelli (ma mai banali) i tuoi “scritti” sul blog!!
    Brava!
    🙂
    Complimenti anche alla illustratrice! :-))

  2. francesca filippelli dice

    Faccio cose, vedo gente. Forse. L’incontro con la tua compagna suppongo sia avvenuto da tutt’altra parte e quando meno te l’aspettavi!!?

    ‘Chi cerca trova’ non sempre è valido! Io sento che, in serenità, bisogna semplicemente essere se stessi sempre ed è l’unico modo x potersi innamorare spontaneamente, in un clima privo di ogni tipo di influenza. Ciò non significa che credo nel destino o quant’altro, colpo di fulmine ecc. voglio dire soltanto che a volte si rischia di partire in quarta e farsi male inutilmente.

    Ho riscontrato una forte forma di ghettizzazione fra le ”lesbo etichetatte” per non parlare di atteggiamenti rozzi e volgari e molto arroganti. Femminilità zero, corsa sfrenata ad essere maschi (rozzi) e di più! C’è molta ignoranza e soprattutto quello che più mi ha ”intimorito”, tra le poche persone che ho conosciuto, la personalità stile ”dottor Jekyll e Mr. Hyde”.

    E’ vero che le battaglie più importanti, spesso sono state vinte dalla strategia di pochi intelletti ma è vero pure che gli input più tangibili, a delineare una società più naturale, partono da ogni individuo. Così come l’esatto contrario!

  3. francesca filippelli dice

    p.s. il mio ultimo commento:

    ”Nel mio Amore Pensato con una donna mi ero fatta l’idea che fosse una roba un po’ stilnovista e poetica.” (V. Barsotti)

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