Ok. Sono lesbica. E ora?!

Quando la vita ti sbatte in faccia certe Verità, non puoi più far finta di niente. E così è iniziata la fase 1.

IL PANICO

Quando nel mio cervello si è materializzata la scritta fluo ad intermittenza con la parola “Lesbica” sono entrata nel loop. Anzi. In diversi loop da senso di colpa compulsivo. E pure degenerativo.

  1.  Nei confronti dell’uomo che avevo sposato e con cui avevo messo al mondo due figli. Come si dice al tuo compagno che non è lui in quanto uomo che non ti va più bene, ma che si tratta di una questione di genere?
  2.  Nei confronti dei bambini. È giusto coinvolgere dei nanetti in questo tipo di coming out? E come si fa?
  3. Nei confronti della mia famiglia d’origine. Avrebbero capito? Avrebbero continuato a volermi bene?
  4. E…E le lesbiche. Come si conoscevano? Dove si trovavano?Insomma avevo bisogno di entrare in una realtà ed in una vita che fino a quel momento avevo solo subodorato attraverso le varie amicizie con persone omosessuali.
  5.  seguenti…

La prima e unica cosa sensata da fare quando il tuo cervello confonde anche gli ultimi brandelli di lucidità e la razionalità ti fa ciao ciao con la manina, è il caffè. Non so perché ma funziona. L’ho fatto pure quando ho trovato la mia casa rivoltata dai ladri la notte di Natale, per dire. Dopo il caffé ho deciso che fosse il caso di fronteggiare un loop per volta. Partendo dal punto 4.

Per me, che fino a quel momento, avevo vissuto una vita etero, il mondo LGBT mi era comprensibile come lo studio delle funzioni in matematica. (E io ho fatto Lettere e Filosofia). Che faccio, che non faccio. Mi apro un profilo fake su facebook. Dal nome fighissimo e nel più anonimo degli anonimati ho iniziato a chiacchierare con un po’ di lesbiche. E a prendere le misure con la nuova Me.

Sono nate amicizie vere, sòle apocalittiche, amori e calessi.

Un passo alla volta e saprete tutto.

Fenice- by Marianna Marigo

Fenice- by Marianna Marigo

2 commenti » Lascia un commento

  1. Quando la scoperta delle proprie tendenze sentimentali arriva così “tardi”, mi stupisco sempre. Possibile che i propri sentimenti tardino tanto a manifestarsi? Oppure, si manifestano subito e siamo noi a non riconoscerli, per condizionamenti social-culturali troppo pesanti?

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